Le pentole radioattive…

pentolaOgni volta che succede un evento e viene riportato e commentato dai mass-media, se lo si vuole rendere catastrofico e impressionante, è sufficiente  aggiungere alla notizia un aggettivo del tipo “radioattivo” e il successo è pressoché garantito.
La notizia però può anche andare oltre: è più facile incutere timore che tranquillizzare i consumatori.
Intimorire e minimizzare sono due facce opposte della stessa medaglia: quella dell’informazione; sarebbe più corretto non eccedere in un senso (intimorire) o nell’altro (minimizzare) e lasciare al lettore la coscienza e la curiosità di approfondimento per modellare una propria idea al riguardo.
È ancora abbastanza fresca la notizia (web e giornali) delle pentole radioattive al cobalto ritrovate in alcuni centri doganali italiani.

Potete leggere interamente gli articoli apparsi su “Il Mattino di Napoli”, “Avvenire”, “Il Giornale” e “Greenme”.

In questi articoli si parla di Cobalto-60 presente nelle pentole che se ingerito  è mortale, di interi carichi sfuggiti ai controlli oppure “casualmente“ reperiti in dogana.
Ma si accomunano anche le pentole radioattive alle bombe sporche, agli usi militari, agli usi “nucleari”, al traffico di sostanze radioattive, ai rifiuti medicali (tra i quali i “rifiuti radioattivi medicali, provenienti cioè da radiografie…” [sic!]).
Aiuto… i sillogismi la fanno da padroni: tra poco, anche i pazienti che fanno una radiografia, diventeranno radioattivi!!!
Ma sgombriamo subito il campo dalla affermazione di “casualità”: poiché le radiazioni ionizzanti non si vedono e non si sentono e non odorano, per rilevarle o si possiede una minima strumentazione oppure non si rilevano.  
Secondo appunto: dal 7 aprile 2010 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 23/2009 che ha esteso ai prodotti semilavorati metallici importati dai paesi extra UE l’obbligo di sorveglianza radiometrica; obbligo che in precedenza era previsto solo con riferimento ai “rottami” metallici (sia ferrosi che non ferrosi). Il controllo radiometrico, ha per fine la rilevazione di livelli anomali di radioattività o di eventuali sorgenti dismesse da determinati materiali.
Pertanto, se vengono trovati oggetti contaminati o sorgenti radioattive cosiddette “orfane” è perché sono stati propriamente cercati: nessuna casualità, nessuna serendipità.


Lo scopo dei controlli che le Dogane (nota Prot. 46672/RU del 6 aprile 2010 dell’Agenzia delle Dogane) pretendono è proprio volto a scongiurare che possano entrare carichi di materiale metallico contenenti sorgenti radioattive oppure essere contaminati indebitamente da queste sorgenti.
Dal 7 aprile 2010, in tutti i porti e aeroporti e Dogane avvengono controlli NON a campione ma sui singoli carichi e ogni controllo viene certificato dall’Esperto Qualificato che se ne assume la responsabilità di quanto accertato e certificato.
Nel caso delle pentole (ma si trattava anche di vassoi in acciaio) il Cobalto radioattivo era fuso (indissolubilmente) con i metalli che costituivano l’oggetto stesso.
E per questi oggetti nello specifico (le pentole e i vassoi), se c’è cobalto, sicuramente determina una irradiazione e sicuramente NON determina contaminazione (l’acciaio fonde a circa 1400 °C e il Cobalto a quasi 1500 °C mentre la massima temperatura di una cucina a gas non arriva a questi valori); e per questo motivo, essendo prodotto metallico non viene ingerito o inalato: il cobalto è lì e lì rimane (consideriamo anche i normali tempi di cottura dei cibi che sicuramente non arrivano a deteriorare una padella).


stregaSia chiaro, nessuno vuole dire che possiamo tenerci in casa la padella radioattiva: io non lo farei! Ma da questo a dire che ingeriamo il cobalto… ce ne passa.
Il cobalto fuso con l’acciaio non si distacca dalla sua matrice (la padella) e quindi non lo troveremo mai, nelle normali condizioni operative in cucina, sulle nostre mani o nel nostro organismo.
Ma la padella col cobalto irraggia e questo è già un buonissimo motivo per non tenerla.
Se qualcuno ha cucinato in una padella radioattiva non diventa radioattivo! E non ha neppure cucinato meglio o peggio o in minor tempo.
Ma se è stato vicino ad una padella radioattiva, ha ricevuto una dose.
Il “quanto”, dipende da quanto Materiale Radioattivo c’è nella padella, per quanto tempo è stato vicino alla padella e a che distanza. Anche il cibo ha preso dosi di radiazioni ionizzanti ma questa dose (per il cibo) è completamente ininfluente se consideriamo che l’OMS raccomanda dosi per l’irraggiamento degli alimenti che oscillano da 50 Gy a 50 kGy.

Una sorgente di cobalto (che come ricordato negli articoli dei giornali, può essere utilizzata per molti scopi industriali e medici) ha un tempo oltre il quale non serve più a nulla o meglio non serve allo scopo per il quale veniva utilizzata.
Per paragone si può far pensare alla luce fioca di una pila con la batteria scarica: la batteria continua ad avere i suoi componenti pericolosi ma non è più in grado di generare luce. Lo stesso succede col Cobalto (per qualsiasi uso sia destinato).
È così comprensibile che smaltire una sorgente radioattiva ancora buona è come buttare una pila ancora carica.
Tuttavia i costi di smaltimento delle sorgenti radioattive sono spesso proibitivi oltre alla difficoltà di trovare chi può ricevere (legalmente) queste sorgenti.
Così, in modo sconsiderato e pericoloso qualcuno è ricorso allo smaltimento abusivo ed illegale nei comuni rottami metallici: la difficoltà di  ritrovare una simile sorgente è determinata dalle sue dimensioni; una sorgente di cobalto ha delle dimensioni di 2 x 2 x 2 cm!

Dal rottame metallico alla fusione con l’acciaio per produrre le pentole il passo è breve e spesso è anche inconsapevole da parte del produttore delle pentole stesse.
Per calcolare la percentuale di contaminazione da Cobalto dovremmo conoscere appunto il rapporto tra la sorgente e il volume di metallo con cui è fusa: spesso è una frazione quasi infinitesima ma comunque sufficiente per rilevarla con opportuni strumenti.
Supponiamo di aver rilevato un valore di 5 µSv/h (valore altissimo se consideriamo che il valore di fondo naturale di Radiazioni è di circa 1/50 o 1/100: dipende dalle zone geografiche) su una pentola che ci troviamo in casa e che abbiamo acquistato un anno fa e che:
     - Abbiamo usato la pentola circa 2 volte al giorno = 700  volte l’anno (alzi la mano chi usa la stessa pentola per due volte al giorno e tutti i giorni)
   - Siamo stati vicini alla pentola per circa 10 minuti ad ogni utilizzo (10 minuti per mettere la pasta e scolarla?) e
   - Siamo stati ad una distanza di 30 cm dalla pentola in ogni occasione (a far che?).

700 volte x 10’ x 5 µSv/h /60 = 116,6 h  x 5 µSv/h = 583 µSv x sqr 0,3 = 52, 49 µSv/anno.

In questo caso assolutamente poco realistico abbiamo anche ipotizzato che il cobalto si comporti come una sorgente puntiforme, ma potremmo ragionevolmente, almeno dimezzare il valore calcolato.
Confrontate questa dose (max 53 µSv/anno) con questo grafico ricavato da una serie di siti anche governativi e diventa facilmente comprensibile che questa dose è inferiore a quella che si assorbe nella normale e quotidiana vita di tutti noi anche senza pentole radioattive..
Con una pentola radioattiva in casa utilizzata per un intero anno … non succede niente e neppure si cucina meglio o peggio.Ma è meglio non averla.
Se si dice o si scrive il contrario, si fa inutile allarmismo: tipico atteggiamento di scarsa professionalità.

Il problema delle pentole radioattive e del materiale metallico che può risultare contaminato da sorgenti radioattive, c’è ed è innegabile: tanto è vero che quotidianamente in tutti i porti, aeroporti e Dogane Italiane dove si importano materiali metallici (anche semilavorati) da paesi extra CE vengono condotti controlli radiometrici.

Lo Stato lo sa e cerca di contrastarlo oltre ad affrontarlo.

Creare allarmismo da parte dei mass-media non aiuta nessuno e tantomeno risolve il problema e non dà valore aggiunto al diritto di informazione.

Lo Stato potrebbe fare di più informando correttamente la popolazione e i consumatori possibilmente evitando linguaggi politichesi; nell’attesa che ciò si avveri, ci proviamo noi….