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Cinque anni dall'incidente di Fukushima

NYTIMESSono passati gia' cinque anni dall'incidente di Fukushima.

L'altro giorno, per alcuni minuti la popolazione giapponese si e' fermata e ha rivissuto il dramma dello tsunami e del terremoto, di grado 9, che hanno sconvolto la vita di milioni di persone. 20.000 fra morti e dispersi, una tragedia nazionale. E tutta la nazione si e' stretta ancora attorno alle famiglie di coloro che hanno un parente o un amico morto l'11 Marzo 2011 da ricordare.

Il Giappone, da cinque anni, e' sulla bocca di tutti noi -e sulle pagine di tutti i giornali- soprattutto per l'incidente alla centrale nucleare di Fukushima.

Nell'immaginario popolare, l'incidente ha assunto proporzioni apocalittiche e molti credono che migliaia saranno i morti o gli ammalati di tumore a causa delle radiazioni. Tantissimi confondono la presenza misurabile di radioattivita' con i rischi macroscopici delle alte dosi, con la stessa leggerezza con la quale tutti siamo portati a sottovalutare i rischi dei prodotti chimici poiche' non sono facilmente rivelabili e misurabili come invece sono le radiazioni.

E ogni tanto, a noi Radioprotezionisti, tocca spiegare ai nostri amici o parenti increduli che l'incidente di Fukushima NON ha generato migliaia di morti, che NON ci saranno milioni di tumori per la radioattivita' rilasciata, che NON si vedranno, neanche in questo caso, effetti genetici sulle progenie future.

Increduli, gli amici e i parenti scuotono la testa e si ostinano a non crederci, e a noi tocca tirare in ballo l'Agenzia Atomica di Vienna, o l'Organizzazione Mondiale della Sanita', o altre agenzie da loro meno conosciute e pertanto ancora meno credibili. Ma non c'e' verso di convincerli, i nostri amici e parenti sono convinti che noi non stiamo raccontando tutta la verita', che e' un complotto ben concertato dalle lobby nucleari, e che alla fine la verita' verra' fuori, ma allora sara' troppo tardi.

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Allarme nel Sito Nucleare di Sellafield

Diversi giornali hanno riportato la notizia che il Sito Nucleare di Sellafield è stato chiuso a tutto il personale, ieri 31 Gennaio 2014, salvo che per lo staff strettamente necessario per indagare le ragione di un anomalo valore di radioattività registrato dal sistema di monitoraggio alla recinzione del Sito. Sino a questo momento (01/02/14, ore 12.00), né il Sito della IAEA né quello della Commissione Europea riportano alcuna informazione a riguardo.

SellafieldLungi dal voler commentare i fatti, che non sono ancora ben noti e chiariti (e secondo i quali parrebbe che l'allarme sia scattato a seguito di una lettura anomala di radon), è interessante notare come, anche in questa circostanza, i mezzi di informazione hanno scatenato una grande polemica, reverberata dai social network senza prestare la dovuta attenzione alla misurabilità della radioattività e del rischio delle radiazioni, ma lasciando invece briglia sciolta all'emotività e alla soggettività.

Trovate qui l'articolo del Corriere della Sera (interessante la lettura dei commenti dei Lettori!).

Trovate qui il breve articolo de La Repubblica (che indica la chiusura di "parte" di una "centrale nucleare" (quale?)).

Trovate qui l'articolo del The Guardian (diversi commenti dei Lettori) e quello del New York Times.

Il Sito Nucleare di Sellafield, oggi sede anche degli impianti di riprocessamento inglesi (a cui viene avviato parte del combustibile riprocessato in Europa, e quello italiano!), ha ospitato anche due reattori "storici".

Nel Sito fu costruito, nei primi anni '50, il reattore di Windscale, un impianto finalizzato alla produzione di plutonio militare, un reattore ad uranio metallico moderato a grafite e raffreddato ad aria. Un concetto che, con le debite evoluzioni necessarie, fu successivamente impiegato nell'intero parco dei reattori britannici gas-grafite. Il reattore 1 di Windscale fu chiuso nel 1957, a seguito di un incendio disastroso che consumò parte del nocciolo stesso, rilasciando quantitativi importanti di radioattività in ambiente. Dagli anni '90 il reattore è in corso di disattivazione.

Una curiosità: l'incendio al reattore fu causato dall'Effetto Wigner, un fenomeno sino ad allora sconosciuto, che spiega la progressiva conservazione di energia potenziale all'interno del reticolo cristallino della grafite, causata dallo spostamento degli atomi dalle posizioni originarie nel reticolo, a seguito degli urti generati dai neutroni; il calore può essere poi rilasciato all'improvviso, provocando un aumento improvviso della temperatura della grafite (che brucia a poche centinaia di gradi).

Nel Sito di Sellafield è anche presente il reattore di Calder Hall, il primo reattore che fu collegato alla rete elettrica per la produzione di elettricità, il giorno 27 Agosto 1956: si trattava di quattro reattori Magnox, ad doppio uso civile-militare (produzione di plutonio militare).

Inoltre, nel Sito di Sellafield sono stati costruiti, ed operati negli anni: il prototipo Windscale Advanced Gas Cooled Reactor (WAGR), la centrale per il riprocessamento del combutibile Magnox (con il sistema purex), la centrale per il riprocessamento del combustibile ad ossidi (THORP), la stazione per l'evaporazione e lo stoccaggio dei liquidi ad alta attività (HALES), la centrale di vetrificazione (WVP), l'impianto MOX (SMP), la centrale per la rimozione degli attinidi (EARP), e diversi depositi ad interim per i rifiuti radioattivi di differenti caratteristiche e natura.

Sellafield è un sito di tali dimensioni da richiedere un sistema di monitoraggio della radioattività fuori dal comune. Negli anni, purtroppo, diversi incidenti, alcuni con rilasci accidentali e contaminazioni ambientali, si sono verificati a Sellafield, ed il Sito si è imposto all'attenzione dell'opinione pubblica, dei residenti, dei prospicienti "vicini" Irlandesi ed addirittura Norvegesi.
Alcune pratiche di ricerca assai diffuse ai tempi della Guerra Fredda (che oggi sarebbero eticamente non più accettabili!), si sono qui protratte per anni, con successive e conseguenti polemiche, critiche e indagini di grande diffusione mediatica.

Non stupirebbe, quindi, vista l'attenzione particolare di mass media ed opinione pubblica, se alla fine si accertasse che l'"allarme radioattività" dei giorni scorsi sia stato trattato con la massima sollecitudine ed attenzione da parte dei responsabili del Sito, anche prima delle dovute verifiche sull'effettiva condizione di pericolo radiologico per il personale e l'ambiente.

La vita radioattiva

Siamo circondati da radioattivita' e da radiazioni.

Da sempre. Per sempre.

Queste affermazioni suscitano sorpresa nei non "addetti ai lavori", sorpresa che spesso subito si tramuta in preoccupazione e timori.

Il nostro compito, come Radioprotezionisti, e' talvolta quello di raccontare la "storia della radioattivita' e delle radiazioni" a parenti, amici e colleghi che non ne hanno alcuna nozione di base. Cercando di fare capire, prima ancora di comunicare giudizi o di insinuare rassicurazioni.

La bella pubblicazione della IAEA del 2004 [1], intitolata "Radiation, people and the environment" e' un compendio tecnicamente accurato e visivamente stimolante, per affrontare i punti fondamentali della radioattivita' e della protezione dalle radiazioni.

Spesso e' infatti necessario riuscire a dare un'idea chiara della concentrazione di attivita' (concetto gia' difficile da esprimere accuratamente in parole semplici!) o delle dosi ricevute dalla popolazione dalla radiazione naturale ed artificiale.

dailylifeChi non ricorda il diagramma che accompagnava sistematicamente, nel 2011, tutte le pubblicazioni del MEXT, riportato anche da TEPCO e dalla NISA giapponesi, che metteva a confronto la dose di una radiografia, la dose di un viaggio aereo, e il rateo di dose misurato in Giappone? Necessario, utile, ma probabilmente tardivo, purtroppo.

Alcuni hanno sviluppato negli anni concetti semplificati, per aiutare il grande pubblico a capire: ad esempio, il "banana equivalent dose" [2], che aiuta a comprendere che la radioattivita' presente ovunque puo' essere misurata e comparata, usando anche unita' di misura scherzose ma comprensibili.

Per ultimo arriva il bello sforzo grafico del Department of Energy, che presenta alcuni esempi di radioattivita' quotidiana, con uno schema visivo accattivante [3].

This radioactive life Poster 0

  1. https://www.iaea.org/sites/default/files/radiation0204.pdf
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Banana_equivalent_dose
  3. http://www.symmetrymagazine.org/article/this-radioactive-life

Brescia: contaminazione e fusti radioattivi

ManifestazioneA Brescia sono state compiute indagini radiometriche sulla cava in cui furono rinvenuti fusti contenenti sostanze radioattive: articolo di approfondimento su Bresciaoggi.it.

I valori misurati nei campioni di terra della porzione di terreno contaminato contengono concentrazioni di attività oscillanti fra 2 e circa 200 Bq/g, secondo l'articolo.

 

Le radiazioni e il virus ZYKA

16735-close-up-of-a-mosquito-feeding-on-blood-pvUna tecnica che utililizza radiazioni ionizzanti potrebbe aiutare nella lotta al virus Zyka (recentemente dichiarato dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' "un'emergenza sanitaria mondiale" [1]).

La tecnica SIT, cosi' come e' stato presentato dal Vice Direttore della IAEA in una recente conferenza stampa [2], e' in uso da piu' di cinquant'anni ("for various agricultural insect pests, such as fruit flies, tsetse flies, screw worms and moths"), e prevede la sterilizzazione -con le radiazioni ionizzanti- di una popolazione di insetti maschi, i quali verrebbero poi rilasciati nel territorio da bonificare. Gli insetti sterili, accoppiandosi con le femmine non sterilizzate, non originerebbero piu' alcuna discendenza, portando a una progressiva diminuzione e sparizione della popolazione infetta dal virus.

Questa tecnica, non facendo uso di pesticidi, ha un impatto ambientale bassissimo, ed e' normalmente associata ad altre tecniche in campagne integrate e mirate alla soppressione di una popolazione infestante di insetti ("is among the safest and most environmentally friendly, and therefore sustainable, control methods available, and is usually applied in integrated campaigns to suppress insect pest populations").

L'articolo riporta anche, curiosamente, che uno dei Paesi in cui e' in corso questo programma di controllo delle zanzare, che e' ancora in fase di sistematizzazione ("It is like cars in the 1890s: it works but will need to undergo further development and refinement"), e' proprio l'Italia (per la mosca della frutta).

La tecnica SIT -e altri diversi aspetti dell'uso di radiazioni ionizzanti- e' discussa in dettaglio in una ampia pubblicazione (800 pagine) disponibile gratuitamente per il download [6 e anche dal nostro Sito pdf-icon].

Una vasta e interessante bibliografia e' anche disponibile online grazie ai programmi di ricerca congiunti FAO/IAEA [7].

 

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  1. http://www.who.int/mediacentre/news/statements/2016/emergency-committee-zika-microcephaly/en/
  2. https://www.iaea.org/newscenter/news/nuclear-technique-can-help-control-disease-transmitting-mosquitoes
  3. https://en.wikipedia.org/wiki/Sterile_insect_technique
  4. http://entomologytoday.org/2014/04/22/x-rays-can-be-used-to-sterilize-mosquitoes/
  5. http://jme.oxfordjournals.org/content/49/3/595
  6. http://www-naweb.iaea.org/nafa/ipc/public/Sterile_Insect_Technique_book.pdf
  7. http://www-naweb.iaea.org/nafa/ipc/public/proceedings-ipc.html
  8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2946175/

Incidente in Mexico: furto di una sorgente radioattiva

Ai primi giorni di dicembre 2013, il governo messicano ha segnalato il furto di un veicolo (camioncino furgonato) che trasportava una testata di teleterapia contenente una sorgente radioattiva di Cobalto 60 (Co-60)

Il giorno seguente sul sito della IAEA compariva la specifica che si trattava di una sorgente di categoria 1 con attività di 111 TBq (3000 Ci).

I giornali messicani  (AmericaEconomia, La Jornada, Terra) riferivano che l’autista del camioncino si era fermato in una area di sosta di un distributore di carburante per dormire.

La testata proveniva da un istituto sanitario ed era diretta a circa 2800 km in un centro di smaltimento specializzato (Centro de Almacenamiento de Desechos Radioactivos di Temascalupa, vicino a Ciudad de Mexico).

Il veicolo, secondo le testimonianze riportate dai giornali e secondo la legislazione del paese, non riportava alcuna segnalazione indicante il trasporto di Materiale Radioattivo.
In effetti, la successiva fotografia dimostra che compare solo un cartello indicante la tipologia del contenitore (ma questa scritta è costituita da un foglietto incollato).

foto 4 - Sorgente radioattiva in Mexico

Dalle notizie riportate e verificate sulle mappe stradali, il veicolo si trovava a poche decine di km dal punto finale di consegna: probabilmente attendeva l’orario di apertura del centro).

Durante la sosta notturna, 6 malviventi tra i quali un minorenne, hanno rapinato l’autista minacciandolo con armi da fuoco, rubandogli il camioncino  con il suo carico radioattivo.

Dalle fotografie pubblicate sui media messicani (le successive tre foto) è visibile il contenitore  portasorgente che normalmente viene utilizzato , accoppiandolo ad una testata di teleterapia, per effettuare il cambio di sorgente, inserendone una nuova in sostituzione alla vecchia (poiché decaduta) che viene inviata a diverso trattamento (smaltimento o reintegro).

 

Foto 1

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Le nuove sanzioni sul traffico di materiale radioattivo

Queste idi di marzo ci hanno portato le novità legislative che l’attuale governo ha proposto:

Dal disastro ambientale al traffico radioattivo: iI nuovi reati a tutela dell'ambiente: La Camera aggiorna il Codice penale introducendo i delitti contro l'ambiente.
Il disegno di legge è stato approvato ieri (4/3/2015 ndr) e passa ora all'esame del Senato.

  • TRAFFICO RADIOATTIVO: il delitto di traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività viene punito con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro; aggravanti per le ipotesi di compromissione o deterioramento dell’ambiente e se ne deriva un pericolo per la vita o l’incolumità delle persone.
  • IMPEDIMENTO CONTROLLO: il delitto di impedimento del controllo (chi impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientale e di sicurezza sul lavoro) viene punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Il testo deve ancora essere approvato dai rami del parlamento ma ha già suscitato nascoste reazioni e commenti.
E mi riferisco in particolare al nostro ambiente dei “radioattivi” (o Esperti Qualificati di Radioprotezione) .
C’è chi ha detto “bene, ci voleva! Così nessuno inquinerà più…”; chi invece più maligno pensa che i veri malfattori la faranno comunque franca e chi invece più moderatamente riflette sulle necessità e gli sviluppi.

Già… le necessità…: ci voleva questa nuova rivoluzione penale? Ne sentivamo il bisogno?
Sono state scaricate abusivamente così tante materie radioattive da avere urgenza di emanare una più severa regolamentazione punitiva?

In verità, dalla nave Karen B (1992) alla terra dei fuochi del 2014 in poi, confessioni di vari figuri e loro rivelazioni di rifiuti radioattivi smaltiti  e sotterrati ne sono state fatte allo sfinimento della credibilità, ma sempre, rigorosamente senza alcun riscontro o addirittura con evidenti smentite.
Lo sappiamo molto bene che se i media vogliono attirare l’attenzione devono solo citare gli OGM: “organismi giornalisticamente modificati” (prendo in prestito la definizione coniata da Dario Bressanini sul suo libro “Pane e bugie).
E tra questi OGM c’è anche la radioattività: basta citarla a torto o ragione e il gioco è fatto.
Noi, che siamo “radioattivi” per professione (e qualcuno per vocazione e passione) sappiamo bene che sotterrare sorgenti radioattive non è cosa così facile così come non è facile occultarla o, come recita questa nuova proposta di modifica al codice penale, impedirne od ostacolarne il controllo.

Ostacolarne il controllo????
Ma, non vero che chi vende Materiale Radioattivo deve essere autorizzato da quattro Ministeri e deve annotare ogni movimento commerciale effettuato a qualsiasi titolo su un registro vidimato dalla Camera di Commercio e deve poi  affidare il trasporto del Materiale Radioattivo venduto ad un Vettore Autorizzato (ossia in possesso di una autorizzazione rilasciata di concerto da 5 Ministeri) e che, quest’ultimo deve comunicare ogni tre mesi ad un Istituto ministeriale (ISPRA) il riepilogo dei trasporti effettuati indicando da chi e da dove ha preso la merce e quando e a chi l’ha recapitata e il ricevente deve essere in possesso di un “nulla osta” rilasciato di concerto da 5 diversi enti (che non sono quelli di prima) oppure comunicare con un mese di anticipo ad altri 4 enti la sua intenzione ad utilizzare quel Materiale Radioattivo e deve, infine, avvisare con un mese di anticipo l’intenzione di cessare la detenzione e l’utilizzo di ciò che ha acquistato???
E non è altrettanto vero che se il Materiale Radioattivo viene scambiato tra persone che appartengono a stati membri della Comunità Europea occorre prima far vidimare un modulo (conosciuto come modulo Euratom 1493 pdf-icon) e la spedizione può avvenire solo se lo speditore ha ricevuto in anticipo il modulo timbrato dall'Autorità di Controllo del Paese ricevente???

Allora ci penso e ritengo che sono troppe le persone e gli enti coinvolti e troppi i documenti che vengono scambiati tra pubblico e privato perché si possa agire indisturbati nell’ombra: nel “nucleare”, l’ombra è quasi inesistente.
Se invece si vuole agire nella penombra  allora tutti gli attori devono essere d’accordo a non far trapelare nulla: chi vende, chi trasporta e chi riceve.
E questa è una associazione. A delinquere.
Ed è giusto che venga perseguita e condannata ad una esemplare pena.

Qualcuno, non addentro come noi “radioattivi” potrebbe pensare che un acquisto effettuato su internet, magari all’estero, possa eludere molti dei controlli che sto citando; dovrebbe provarci: è davvero impossibile.
Sicuramente si riesce a comprare qualche monile con tracce di Uranio o Torio ma per entrare in possesso di simili oggetti è sufficiente andare su un adatto sito geologico o più semplicemente in una antica abitazione siciliana del 1900 per poter ancora reperire artistiche mattonelle di creta che presentano (comunque ridotta) attività.
Ma questa, sappiamo tutti che non è la radioattività che crea preoccupazione: questa è la quotidianità e sappiamo anche che di mattonelle non si muore e non ne deriva un pericolo per la vita o l’incolumità delle persone.

Ma allora di quale “abbandono” parlano i legislatori quando si riferiscono agli inasprimenti di pena così consistenti?
Non credo certo alle sorgenti radioattive di medicina nucleare: già in altre occasioni ho detto che i decadimenti sono così veloci che non consentono certo indagini da “cold case” (negli anni ’90 un giornalaio scriveva di una discarica abusiva ritrovata in Puglia e per arricchire il concetto di pericolo indicava la presenza di fusti sotterrati in anni precedenti e contenenti radioattività proveniente da ospedali; ma il giorno seguente al sopralluogo dei Carabinieri, la radioattività non c’era più: e io scrissi su una rivista di settore che, o la radioattività non c’era mai stata oppure che c’era un decadimento così veloce che non aveva corrispondenze scientifiche con il periodo di supposto abbandono e che comunque bastava aspettare un paio di giorni per non avere più nulla di radioattivo. Insomma, la solita bufala).

Ancor meno si può pensare all’abbandono scriteriato delle sorgenti fissili (avete fatto caso che i “giornalai”, quando si trovano a parlare di rifiuti radioattivi o di ritrovamenti similari, dicono sempre che provengono dalle dismissioni delle centrali nucleari?): il sistema di controllo della contabilità nucleare di queste materie  è monitorato dall’Euratom e dalla IAEA e quando si parla  di “contabilità nucleare” i riferimenti ponderali si esprimono in grammi e quelli numerici vanno alla quarta cifra decimale.
Cerchiamo quindi di dare una dimensione  al fenomeno degli smaltimenti abusivi e fate subito una prova: digitate su un motore di ricerca le parole “smaltimento rifiuti radioattivi”.
Tra le prime immagini compare una infinita fila di fusti da 200 litri e tutti con il simbolo della radioattività (e io ricordo che solo la banda Bassotti nascondeva i dollari rubati a Paperone in sacchi che riportavano il simbolo del dollaro!)...

Noi sappiamo bene e abbiamo ben chiaro che non si tratta di migliaia o di centinaia o di decine di fusti di queste dimensioni: è impossibile sfuggire interamente ai controlli amministrativi.
Basta un rapido controllo  tra chi vende, chi trasporta e chi riceve  per trovare eventuali buchi ed omissioni.
Basterebbe che gli enti coinvolti si coordinassero tra loro per garantire un efficace controllo.
La reale dimensione può essere invece di una singola  sorgente, grande come un pila al litio, spesso molto vecchia  tanto da non essere stata ricompresa dai controlli precedenti agli anni '60.
In questi casi, trovare un colpevole è davvero cosa ardua.

Per di più, la proposta di modifica al codice penale cita le sorgenti ad alta radioattività.
Forse si vorranno riferire alle HASS (High Activity Sealed Sources) elencate nel Decreto Legislativo 52 del 2007 (si veda il testo in pdf-icone gli allegati in pdf-icon).
Ma anche in questo caso però le penalità non presenti nel Codice Penale, sono già presenti e tuttora in vigore nelle specifiche leggi che regolamentano le materie.

Ad esempio, trasportare o commercializzare senza autorizzazione prevede arresto e ammenda (la congiunzione “e” è ciò che spaventa).
Forse, in tempo di crisi, la sanzione fino a 50.000 € può essere un ulteriore deterrente per non compiere violazioni alle leggi.

Ma…. è un mio parere, oltre alle pene (senza quelle, i principi di Cesare Beccaria sarebbero vani) occorrerebbe intensificare, contestualizzare e mirare i controlli  soprattutto, avvalorando le indicazioni delle modifiche proposte, allorquando la salute e la sicurezza della popolazione e dei lavoratori è messa a serio rischio.

Gli incidenti radiologici sono cosa seria e per capirne l’entità è sufficiente leggerli nel sito istituzionale della IAEA; gli incidenti così come gli smaltimenti abusivi devono essere evitati attraverso controlli, calcoli, sinergie professionali, ecc. e principalmente con l’ausilio di professionisti presenti nel pubblico e nel privato.
Invece spesso ci ritroviamo col leggere di immani indagini per NORM (sorgenti naturali) ritrovati o con ingenti forze umane impiegate per un cartone vuoto abbandonato che però portava il simbolo della radioattività (Toscana 2/2014).

Speriamo che oltre ad ampliare il Codice Penale i legislatori spieghino anche cosa si intende per traffico di Materiale ad alta Radioattività e per abbandono e cos’è il deterioramento dell’ambiente e quando ne deriva un “pericolo per la vita o l’incolumità delle persone.”

Concludendo, chiedo a tutti un consiglio: mia nonna vuole cambiare le vecchissime mattonelle del 1910 della sua splendida casa a Ragusa: per smaltire queste mattonelle posso farle portare in discarica o devo chiedere l’intervento della IAEA?

Non vorrei perdere di vista il vero senso della sicurezza e della salute a discapito di grandi titoli sui giornali che di vero hanno ben poco!

Speriamo bene…

Yesser ARAFAT sarebbe stato avvelenato con Po-210

Yasser-Arafat-008Secondo le notizie diffuse dall'emittente AL JAZEERA il leader palestinese Yesser ARAFAT potrebbe essere stato avvelenato con Po-210, accreditando così l'ipotesi, che circola da anni, di un attentato.

L'Istituto Universitario di Medicina Legale dell'Univesità di Losanna ha redatto un documento di 108 pagine nel quale argomenta la presenza tracce di Po-210 in alcuni oggetti personali e nei resti del Presidente palestinese.

ARAFAT è morto nel Novembre del 2004, due anni prima che il primo caso di avvelenamento da Po-210, quello della spia russa Alexander Litvinenko fosse reso noto.

Un commento all'articolo sul "Conto alla rovescia per la scelta dei depositi nucleari in Italia"

DepositoQuesto articolo è solo uno dei tanti titoli che potete reperire in rete e che riguarda la prossima realizzazione di un centro di stoccaggio di rifiuti radioattivi.

Si parla di circa 100 comuni individuati come possibili destinatari del centro ma l’elenco sarà reso pubblico solo ad Aprile 2015.

Aprile è domani.

Nel frattempo molti cittadini di quei comuni che si sentiranno in odore di candidatura si organizzeranno con un’unica e sola preoccupazione: trovare lo slogan adatto ad affermare il loro “NO” alla discarica nucleare nel loro comune.

In Sudamerica c’è un efficace modo di dire: “No se de que se trata pero me opongo” .

Anche in questo caso, me lo aspetto, ce lo aspettiamo, si ripeterà il balletto di Scanzano Jonico: lo ricordate?

Scanzano Jonico è un comune di poco più di 7000 anime, situato sul litorale jonico che nel 2003 era stato scelto dal governo Berlusconi come unico sito nazionale per la raccolta e stoccaggio di rifiuti di 2° e 3° categoria (media e lunga vita e medio/alta attività).

Non entro nel merito delle scelte tecniche del governo (alta zona sismica, bassissima altezza sul livello del mare, ecc.) ma sulla TOTALE disinformazione resa alla popolazione coinvolta che ha scoperto “per decreto” di essere stata scelta come deposito nucleare.

I pacifici (e alcuni meno pacifici) movimenti popolari sorti dal nulla fecero fare al governo un rapido dietro-front e il comune venne depennato come “sito geologico”.

Scanzano Jonico docet, anzi…. doceret “dovrebbe insegnare”. Ma non è così.

Rivedremo 100 e più cortei di protesta, 100 e più variegati slogan dal nucleare a Fukushima alla bomba atomica (i luoghi comuni sono sempre gli stessi), rivedremo 100 e più blocchi stradali e altrettante notti all’addiaccio… “non so di cosa si parla ma sono contrario”.

Ma io mi schiero dalla parte dei cittadini!

Hanno ragione… nessuno ha sprecato tempo e parole per informare, far conoscere, chiarire, sfatare falsi miti e ridicole leggende… rendere accessibile e alla portata di tutti un argomento che da sempre è stato ostico e difficile.

Così, “vincono” sempre i politici e i giornalai del “non so di cosa si parla ma sono contrario”.

Eppure… la storia racconta di due città che non sono extraterrestri ma svedesi, nord Europa e che nel 2002 (un anno prima di Scanzano Jonico) vennero individuate per le ottimali caratteristiche geologiche e che si candidarono appunto per realizzare un deposito geologico profondo per i rifiuti radioattivi e nucleari.

Venne coinvolta la popolazione di Oskarhamn e di Östhammar che dopo essere stata lungamente ed adeguatamente informata ed edotta, vedeva nella realizzazione di un simile sito le opportunità di crescita, di lavoro per i propri giovani, di sviluppo e nel 2008 un sondaggio tra le stesse popolazioni dei due comuni e dei comuni limitrofi, vide il largo supporto (83% e 77%) ed accettazione per la costruzione del sito geologico profondo.

La Società SKB incaricata della gestione dei rifiuti ha decretato in favore di Östhammar con un investimento di 245 M$ (milioni di dollari) ma un accordo tra i due comuni interessati stabiliva che la maggior parte degli investimenti sarebbe andata al comune che avrebbe perso la gara.

Già… gli alieni svedesi hanno visto nello sviluppo e nel progresso futuro un introito maggiore e migliore del finanziamento stesso; come dire che in un incontro sportivo i soldi li prende chi perde perché la gloria e la fama al vincitore frutta di più.

I lavori del deposito geologico profondo di Östhammar sono appena iniziati e si prevede terminarli entro il 2023,

Intanto, ad aprile 2015 l’Italia protesterà e invaderà le strade e il web di slogan e opinioni: “non so di cosa si parla ma sono contrario”.

Ma il mondo cambia con gli esempi e non con le opinioni e noi di RPO abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che il primo passo verso la conoscenza è la divulgazione.

Non una divulgazione mirata e propedeutica ad uno specifico problema che potrebbe essere (è!) la costruzione di un deposito geologico di rifiuti nucleari e radioattivi o di una centrale nucleare ma con una divulgazione resa in tempi non sospetti, su argomentazioni generiche ma aderenti alla realtà di tutti i giorni e rispecchianti la nostra quotidianità.

Noi (RPO) ci siamo sostituiti al governo (sempre con la g minuscola) proponendo formazione ma a differenza del governo ci siamo offerti gratuitamente (neppure rimborsi spese di viaggio) per realizzare seminari su diverse argomentazioni che fanno parte della nostra professione ma ancora di più della nostra Passione.

Abbiamo scritto a TUTTE le scuole superiori della Lombardia e abbiamo avuto diversi contatti.

Per molti sabati abbiamo raccontato a centinaia di ragazzi sui trasporti di Materiale Radioattivo, sulla professione dell’Esperto Qualificato, sugli incidenti e sul funzionamento delle centrali nucleari, sull’impiego quotidiano del Materiale Radioattivo e delle radiazioni ionizzanti, sulla storia della radioattività, della bomba atomica…

armi nucleari 1

Siamo stati ripagati ed appagati con commoventi lettere di ringraziamento scritte dai ragazzi e dal loro corpo insegnante, lettere che il pigro Direttore di RPO non ha mai pubblicato ma che noi comunque conserviamo con gelosia e come reale riconoscimento dei nostri sforzi nel voler TRASMETTERE con ethos, logos, pathos: etica, linguaggio e passione.

Aprile 2015 è domani e noi italiani vorremmo crescere e non essere prevaricati da commissioni tecniche che odorano di politica.

Vorremmo anche noi essere citati come esempio per scelte ponderate effettuate dai cittadini che rimangono liberi di scegliere ma consapevoli di ciò che stanno scegliendo perché informati della tecnologia e non da inutili allarmismi.

E forse ad Aprile 2015 eviteremo di vedere sulle nostre strade imbarazzanti cartelli che confondono l'energia con la bomba atomica.

Il segreto dell'isola Huemul

 IL SEGRETO DELL'ISOLA HUEMUL
 
Breve reportage storico, documentale e fotografico realizzato da 
Fabiana Lucia TOMBA e Franco CIOCE 
 
Scarica qui il documento integrale in formato pdf pdf-icon
 
 
In Patagonia (Argentina, provincia di Rio Negro) esiste un ampio e suggestivo lago dal fantastico nome di Nahuel Huapì (Isola della Tigre).
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In questo lago sono dislocate tante piccole isole e una di queste (Isla Huemul) ha avuto una singolare e sconosciuta storia nell’ambito delle leggende sul “nucleare”.
 
 
GLI ANTEFATTI 
 
02L’Argentina restò neutrale nel corso della seconda guerra mondiale e questo gli ha permesso di risparmiare economicamente moltissimi fondi.
I tecnici e scienziati tedeschi del III Reich, in fuga dalla Germania, si rifugiarono in Argentina.
Nel 1948, l’allora presidente Peron incaricò lo scienziato austriaco Ronald Richter (raccomandato dal collega Ing.Kurt Tank) per lavorare nel paese. 
L’energia atomica si era appena affacciata al mondo con il progetto Manhattan; Richter raccontò a Peron di sapere come fare volare gli aerei, appunto, con l’energia atomica: Peron ne rimase molto colpito.
  
"Dr." Ronald Richter (1909-1991) 

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