RPO: le ultime notizie

Incidente in Mexico: furto di una sorgente radioattiva

Ai primi giorni di dicembre 2013, il governo messicano ha segnalato il furto di un veicolo (camioncino furgonato) che trasportava una testata di teleterapia contenente una sorgente radioattiva di Cobalto 60 (Co-60)

Il giorno seguente sul sito della IAEA compariva la specifica che si trattava di una sorgente di categoria 1 con attività di 111 TBq (3000 Ci).

I giornali messicani  (AmericaEconomia, La Jornada, Terra) riferivano che l’autista del camioncino si era fermato in una area di sosta di un distributore di carburante per dormire.

La testata proveniva da un istituto sanitario ed era diretta a circa 2800 km in un centro di smaltimento specializzato (Centro de Almacenamiento de Desechos Radioactivos di Temascalupa, vicino a Ciudad de Mexico).

Il veicolo, secondo le testimonianze riportate dai giornali e secondo la legislazione del paese, non riportava alcuna segnalazione indicante il trasporto di Materiale Radioattivo.
In effetti, la successiva fotografia dimostra che compare solo un cartello indicante la tipologia del contenitore (ma questa scritta è costituita da un foglietto incollato).

foto 4 - Sorgente radioattiva in Mexico

Dalle notizie riportate e verificate sulle mappe stradali, il veicolo si trovava a poche decine di km dal punto finale di consegna: probabilmente attendeva l’orario di apertura del centro).

Durante la sosta notturna, 6 malviventi tra i quali un minorenne, hanno rapinato l’autista minacciandolo con armi da fuoco, rubandogli il camioncino  con il suo carico radioattivo.

Dalle fotografie pubblicate sui media messicani (le successive tre foto) è visibile il contenitore  portasorgente che normalmente viene utilizzato , accoppiandolo ad una testata di teleterapia, per effettuare il cambio di sorgente, inserendone una nuova in sostituzione alla vecchia (poiché decaduta) che viene inviata a diverso trattamento (smaltimento o reintegro).

 

Foto 1

foto 1 - Sorgente radioattiva in mexico

Foto 2 

foto 2 -  Sorgente radioattiva in Mexico

Foto 3 

foto 3 - Sorgente radioattiva in Mexico

Foto 4

Normalmente, nei paesi aderenti al regolamento ADR, un simile apparecchio viene inserito in un contenitore secondario che risulta essere appunto il contenitore di trasporto (foto seguente).

foto 5 - contenitore x cobalto

La sorgente in questione è costituita da una capsula metallica con un diametro di circa 2 cm e una altezza di circa 1 cm; la “quantità in peso” di Co-60 presente è di circa 3 g (Att. Spec. 41 TBq/gr): il peso del portasorgente è di circa 2500 kg.

Incredibilmente, pare che il veicolo rubato fosse dotato di sistema GPS, ma che al momento del furto era spento!

Inizialmente, poche notizie riportate sui media non escludevano una possibile matrice terrorista del furto con lo scopo di creare una cosiddetta “bomba sporca”, ma altri ricordavano in modo corretto che per arrivare alla capsula occorreva disporre di una sofisticata tecnologia e che quindi era improbabile un simile indirizzo.

La maggior parte delle altre notizie riferivano invece di:

  • Possibile furto per costruire una bomba atomica
  • Possibile contaminazione di una vasta area di terreno (in km2!)
  • Preoccupazione da parte dei parenti dei malati trattati con la cobaltoterapia per una possibile loro contaminazione (???)
  • Necessità di assumere pastiglie di iodio da parte della popolazione.

Il sito della IAEA chiariva in modo  esemplare tutti questi aspetti e riportava (unico caso) i valori di attività della sorgente.

Il giorno seguente il furto, il veicolo venne ritrovato ma privo del suo carico.

Un quotidiano riferiva che la “SCATOLA” contenente il Materiale Radioattivo era stata rubata!

La IAEA e diversi esperti messicani sottolineavano l’estrema pericolosità del Materiale Radioattivo e precisavano che l’avvicinamento alla sorgente nuda anche per pochi minuti poteva risultare fatale.

Dunque, chi era davvero in pericolo erano proprio i ladri.

Tre giorni dopo venne ritrovato il portasorgente ma privo della sorgente di Co-60 (le tre foto 2, 3 e 4 precedenti). 

                               

Foto 5

Ci si aspettava dunque di ritrovare a breve i colpevoli del furto in ospedale poiché vittime della esposizione alle radiazioni ionizzanti visto che erano arrivati a manipolare la capsula stessa.

Possiamo ipotizzare che i ladri siano stati circa un’ora a contatto del contenitore (che sicuramente non schermava totalmente la dose emergente) e dopo aver smontato i vari componenti (presumibilmente in acciaio, piombo e probabile U-dep.) siano arrivati alla sorgente radioattiva.

Non possono averla maneggiata per molto tempo poiché è molto calda. Ma noi ipotizziamo che per 5 minuti siano rimasti a 50 cm dalla sorgente nuda.

Conoscendo la “costante gamma specifica” del Co-60 (1,32 R.Ci/h.m) si determina una esposizione acuta al corpo intero di circa 12,6 Sv: una dose globale molto importante e definita letale nel 95% dei casi.

In effetti, i ladri catturati in ospedale presentavano severi sintomi di vomito e disidratazione: questi hanno dichiarato che volevano rivendere la refurtiva come ferrovecchio: è possibile dunque che la testate fosse trasportata su un mezzo non telonato.

Successivamente è stata ritrovata la sorgente ed è stata posta in sicurezza.

A noi rimangono le notizie pubblicate e la consapevolezza che il rispetto del nostro regolamento ADR (valido in 48 paesi) e ancor più, della vecchia ma restrittiva normativa italiana ci pone al riparo da simili eventi: i nostri veicolo sono segnalati, spesso geolocalizzati e scortati, in molti casi anche specificamente autorizzati su un particolare percorso.

Se non lo sono, vuol dire che il trasporto è completamente abusivo oppure che si tratta di attività e valori di dose assolutamente ininfluenti sulla sicurezza e sulla salute umana.


In quest’ultimo caso è reale che il trasporto del Materiale Radioattivo avvenga in una scatola!

Molte delle cronache  pubblicate (escludendo quelle della IAEA) hanno riferito, come sempre accade con queste argomentazioni, notizie fuorvianti e contraddittorie  che non hanno aiutato la popolazione (mondiale, considerando le notizie apparse sul web) nella corretta comprensione e valutazione di quanto accaduto.

Ancora una volta, molte parole sono risultate più pericolose dei fatti.

Franco CIOCE