RPO Radioprotezione Operativa

SPEEDYRAD - una app per la classificazione del materiale radioattivo soggetto a trasporto

Cari Amici ed Utenti di Radioprotezione.org, Franco CIOCE e l'Esperto di informatica Luigi DI CARLUCCIO hanno sviluppato e messo a disposizione degli Iscritti una app intuitiva per la classificazione del materiale radioattivo da avviare a trasporto su strada: SPEEDYRAD.

etichetta gialla IIIIl trasporto di materiale radioattivo e' regolamentato da documenti specifici della IAEA e dal trattato ADR (Accordo Europeo per il trasporto internazionale di materie pericolose su strada), recepito anche in Italia (che e' uno dei Paesi firmatari dell'Accordo).

I principi di base dei trasporti su strada (analogamente a quanto avviene per il trasporto aereo, ferroviario, marittimo) comprendono una serie di requisiti tecnici ed amministrativi, riferiti anche alle modalita' di confezionamento ed etichettatura dei colli, cosi' come alle caratteristiche dei contenitori e dei veicoli adibiti al trasporto.

I requisiti normativi sono complessi e sono soggetti ad aggiornamento continuo: a volte, l'Esperto di Radioprotezione -se non e' anche un esperto di trasporti- non possiede gli elementi per giudicare se la classificazione e la preparazione dei colli e' stata effettuata correttamente.

Il presente lavoro nasce dalla necessita' specifica di guidare un Utente (non esperto in trasporti) alla corretta classificazione dei materiale, e all'attribuzione dei corretti dati tecnici necessari alla spedizione.

La app SPEEDYRAD richiede una serie coordinata di informazioni di base relative alla spedizione, oltre che a una minima familiarita' con la terminologia relativa alle materie radioattive. Le informazioni richieste sono:

  • il radionuclide
  • l'attivita' (in Bq)
  • lo stato fisico (solido, liquido, gassoso)
  • la forma (radionuclide in forma speciale o non speciale)

La app SPEEDYRAD guida l'Utente, passo passo, alla scelta della risposta piu' appropriata a ciascuna delle domande che gli vengono poste, e permette la classificazione appropriata del materiale per la spedizione. E' possibile ottenere informazioni specifiche sulla spedizione e, inserendo i valori di rateo di dose a contatto e ad un metro, il sistema indica anche l'etichettatura, e propone indicazioni da riportare nel documento di trasporto.

SPEEDYRAD e' un valido e moderno supporto all'Esperto Qualificato nell'esercizio delle sue funzioni lavorative: potete accedere a SPEEDYRAD cliccando sull'etichetta giallo III qui a fianco, oppure cliccando sul link indicato nel nome stesso, e navigando a partire dal menu' RISORSE del Sito.

ATTENZIONE, per l'accesso alla app utilizzare username 'rpe' e password 'rpe'.

Scrivete i vostri commenti ed osservazioni nel riquadro qui sotto!

Buon lavoro, dalla Redazione di Radioprotezione.org

Le acque radioattive (D. Lgs. 28/2016)

CaptureLa pubblicazione del Decreto Legislativo n. 28 del 15 Febbraio 2016 (composto da 12 articoli e tre allegati) viene a rafforzare gli sforzi che alcuni Radioprotezionisti cercano di attuare da tempo: espandere a tutti la conoscenza (seppur minima) della radioattività.

Abbiamo sempre detto che la realtà della radioattività è diversa e molto lontana da come ci viene rappresentata nei mass media.

Nel caso che vogliamo introdurre, la radioattività nelle acque, era altrettanto risaputo da tempo che nelle acque minerali naturali di qualsiasi tipo era ed è presente radioattività.

I meno giovani possono ricordare le etichette delle acque minerali imbottigliate che in epoche lontane reclamizzavano con enfasi la presenza di radionuclidi con relativi valori di riferimento espressi in UM (unità Mache).

I più "attempati" possono addirittura ricordare locandine pubblicitarie che proponevano prodotti da forno (panini, grissini, ecc.) garantendo che erano stati realizzati rigorosamente con acqua radioattiva.

Non era una questione di moda ma quasi: esattamente come ora un'acqua povera di sodio vende di più, in anni addietro la presenza (e la conferma scritta) del radio era gradita (stiamo parlando degli anni fino all'immediato dopoguerra).

Poi è arrivato l'evento di Chernobyl (1986) che ha fatto tornare alla ribalta l'argomento radioattività.

E quelle poche etichette di acque minerali in bottiglia che ancora riportavano indicazioni della presenza di radioattività sono d'improvviso scomparse (pena il rischio di scomparsa della casa produttrice).

Ma modificare le etichette non significava modificare la qualità delle acque: semplicemente, non era (e non è) obbligatorio riportare il dato in etichetta.

E così le acque continuano a contenere in modo assolutamente NATURALE, tracce di radioattività.

In un nostro articolo del 16 dicembre 2013, pubblicato su www.radioprotezione.org, queste etichette erano già state ampiamente ricordate e analizzate.

La Direttiva del Consiglio CE n. 51/2013 del 22/10/2013 (G.U.U.E. del 07/11/2013, n. L 296) che stabilisce alcuni requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano) è del 2013 ed è stata recepita con poco ritardo dallo Stato Italiano (ancora mancano Irlanda, Cipro, Spagna, Portogallo e Belgio).

L'introduzione riportata sulla Direttiva è già chiarificatrice: "L'ingestione di acqua è una delle vie di incorporazione delle sostanze radioattive nel corpo umano. A norma della direttiva 96/29/Euratom del Consiglio (2), il contributo delle pratiche che comportano un rischio in termini di radiazioni ionizzanti all'esposizione dell'intera popolazione dev'essere mantenuto entro il valore più basso ragionevolmente ottenibile."

Leggi tutto: Le acque radioattive (D. Lgs. 28/2016)

Commento all' Art. 77 del D. Lgs. 230/95 e ss.mm.ii.

L'articolo 77 del D. Lgs. 230/955 e ss.mm.ii., nonostante la sua brevita', ha una importanza fondamentale nella pratica del Radioprotezionista, poiche' contiene alcune norme essenziali per la definizione dell'esecuzione del lavoro dell'EQ.

L'art. 77 contiene anche la base concettuale (la delega di "mansioni strettamente esecutive") per l'estensione del ruolo dell'EQ -nel prossimo decreto di recepimento della Direttiva 59-2013- al futuro dualismo radioprotezionistico dell'RPE/RPO.

Il recente parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - che chiarisce l'applicabilita' di un comma importante di questo articolo - e' per noi di www.Radioprotezione.org un'eccellente occasione per rivedere la struttura, il contenuto, e commentare il significato dell'Articolo 77 (e gli errori piu' comuni nella sua interpretazione).

 

Vediamone innanzitutto il dettato:

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Art. 77 - Esperti qualificati

1. Il datore di lavoro deve assicurare la sorveglianza fisica per mezzo di esperti qualificati.

2. Il datore di lavoro deve comunicare all'Ispettorato provinciale del lavoro competente per territorio e, per le attività estrattive, anche all'ingegnere capo dell'ufficio periferico competente per territorio, i nominativi degli esperti qualificati prescelti, allegando altresì la dichiarazione di accettazione dell'incarico.

3. E' consentito che mansioni strettamente esecutive, inerenti alla sorveglianza fisica della protezione contro le radiazioni, siano affidate dal datore di lavoro a personale non provvisto dell'abilitazione di cui all'art. 78, scelto d'intesa con l’esperto qualificato e che operi secondo le direttive e sotto la responsabilità dell'esperto qualificato stesso.

4. Il datore di lavoro è tenuto a fornire i mezzi e le informazioni, nonché ad assicurare le condizioni necessarie all’esperto qualificato per lo svolgimento dei suoi compiti.

5. Le funzioni di esperto qualificato non possono essere assolte dalla persona fisica del datore di lavoro né dai dirigenti che eserciscono e dirigono l'attività disciplinata, né dai preposti che ad essa sovrintendono, né dagli addetti alla vigilanza di cui all'art. 59, comma 2.

 

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COMMA 1

Il primo comma e' fondamentale nel sistema di Radioprotezione, poiche' fissa il principio secondo cui la Radioprotezione (la Sorveglianza Fisica di Radioprotezione) deve essere condotta da una specifica figura professionale, che e' l'Esperto Qualificato.

Curiosamente, anche la definizione stessa di "Sorveglianza Fisica" fornita dal Decreto nell'art. 3, comma 3, lettera u, richiama, in maniera circolare, la nozione secondo cui la Sorveglianza Fisica e' quell'insieme di azioni che sono compito dell'EQ per garantire la RP ("sorveglianza fisica: l'insieme dei dispositivi adottati, delle valutazioni, delle misure e degli esami effettuati, delle indicazioni fornite e dei provvedimenti formulati dall'esperto qualificato al fine di garantire la protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione").

Ci si potrebbe chiedere: "ma perche', questa e' una novita'? e' qualcosa che richiedeva una specifica indicazione? si prestava a dubbi di interpretazione?"

E' chiaro che ci sono diverse professionalita' nell'esercizio della RP, e alcune di queste posseggono competenze pari o superiori a quelle richieste dal Decreto per poter diventare EQ, e quindi a ben ragione potrebbero sostenere la liceita' che i provvedimenti di RP siano da loro prescritti al Datore di Lavoro.

La Legge e' chiara a questo proposito: la sorveglianza fisica di Radioprotezione e' un compito proprio dell'EQ, e quest'ultimo deve essere appositamente incaricato dal Datore di Lavoro.

Di converso, l'articolo chiarisce che e' anche un obbligo del Datore di Lavoro assegnare formalmente l'incarico di sorveglianza fisica di RP ad un EQ: il "COME" e' descritto nel comma seguente, ed il "QUANDO" (in quali casi) e' indicato nelle condizioni di applicabilita' del Decreto, ovvero in tutti i casi che sono riportati nell'Allegato I.

 

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COMMA 2

Come deve formalizzare il Datore di Lavoro la sua scelta dell'EQ per la sorveglianza fisica? questo e' chiarito nel Comma 2, che recita che il Datore di Lavoro deve comunicare ufficialmente la sua assegnazione di incarico EQ all'Ufficio dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro.

Attenzione, da qualche anno la struttura ha cambiato formalmente nome: non si parla piu' di  "Ispettorato Provinciale del Lavoro" bensi' di "Direzione territoriale del lavoro" (o anche DTL), i cui recapiti si possono trovare navigando a partire dalla pagina http://www.lavoro.gov.it/Ministero/UfficiTerritoriali/Pages/default.aspx. Per maggiori chiarimenti sulla struttura territoriale del Ministero del Lavoro, la bella pagina Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Direzione_territoriale_del_lavoro fornisce diverse informazioni utili.

Attenzione, la comunicazione all'Ispettorato non solo deve contenere la lettera di assegnazione dell'incarico, ma anche l'accettazione dell'EQ! e' chiaro che il Legislatore si vuole assicurare che l'assegnazione dell'incarico sia un atto formale condiviso fra EQ e Datore di Lavoro.

Un esempio di lettera di assegnazione di incarico si puo' trovare  a questo indirizzo.

E' buona regola, soprattutto per quelle strutture piu' complesse che utilizzano diverse sorgenti di radiazioni e per le quali diversi EEQQ sono contemporaneamente incaricati dal Datore di Lavoro, di indicare nella lettera di incarico anche il "campo di lavoro" a cui uno specifico EQ e' incaricato. Cioe' la lettera di incarico normalmente dovrebbe contenere anche le limitazioni o la definizione del "campo di azione" dell'EQ, qualora questo sia applicabile.

Ad esempio, un EQ potrebbe essere incaricato delle valutazioni di rilascio nell'ambiente e del calcolo della dose alla popolazione; un secondo EQ della sorveglianza fisica delle macchine radiogene; e un terzo EQ della sorveglianza fisica delle sorgenti radioattive: le rispettive "lettere di incarico" devono riportare le limitazioni dell'incarico, e le eventuali sostituzioni, in modo che le responsabilita' siano chiarite, e che, in caso di contestazione, esistano chiari riferimenti di assegnazione delle responsabilita' da parte del Datore di Lavoro.

Si ricordi, ma solo a titolo di chiarimento, che se e' pur vero che la responsabilita' finale della "sicurezza" rimane a carico del Datore di Lavoro (e questo e' un principio che discende dalle Raccomandazioni internazionali e dai Principi della IAEA), vi sono delle specifiche responsabilita' (e di conseguenza delle specifiche sanzioni) per l'EQ che omette di svolgere il proprio lavoro, o che svolge il proprio compito con scarsa professionalita' o commettendo gravi errori. Una lettura del Capo XI, "Sanzioni", e' istruttiva e da' una misura della rilevanza civile e penale del lavoro dell'EQ (art. 139, comma 4).

Un'ultima osservazione riguardo alla cessazione dell'incarico.

E' sorprendente che non vi siano norme relative alla comunicazione della cessazione dell'incarico come EQ, ma e' buona pratica assicurarsi che il proprio nominativo sia depennato all'Ispettorato, al momento della cessazione dell'incarico come EQ presso un Datore di Lavoro.

Come puo' l'EQ essere certo che il Datore di Lavoro abbia effettivamente comunicato all'Ispettorato il nominativo di un nuovo EQ, e non abbia per esempio, per dimenticanza o dolo, omesso di comunicarlo?

E' buona pratica richiedere, alla cessazione dell'incarico come EQ per una Azienda, la firma di una lettera di cessazione di incarico, firmata dal Datore di Lavoro,  che certifichi che l'incarico ha avuto termine in una data specifica.

Si ricordi anche che la modulistica relativa alla Sorveglianza Fisica di Radioprotezione dei Lavoratori (ex art. 79 e 80) deve "passare di mano" dall'EQ uscente all'EQ entrante, e vi sono, in alcune Schede Dosimetriche Personali, appositi campi per segnalare il passaggio di responsabilita'.

 

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COMMA 3delega 2

Il Comma 3, ovvero la possibilita' che alcune delle mansioni dell'EQ siano delegate, nasce da una constatazione tanto banale quanto fondamentale: l'EQ ha diversi compiti per conto del Datore di Lavoro, ma non ne e' sempre il dipendente a tempo pieno. I Radioprotezionisti che svolgono il mestiere di EQ hanno solitamente diversi incarichi (decine, centinaia!) per conto di diversi Datori di Lavoro, anche geograficamente distanti, e quindi dedicano ad ognuno di questi solo una frazione del proprio tempo professionale.

Le azioni che l'EQ deve svolgere, pero', non sono solo di natura tecnica, bensi' anche amministrativa e legale, e richiedono attenzione ai dettagli e tempo.

In diversi casi, l'esecuzione di semplici misure radiometriche, un compito che e' pure formalmente a carico del solo EQ (si veda l'art. 79, ed in particolare i commi 1.b.3, 1.b.4 e 1.c), potrebbe invece essere svolta da un Tecnico formato e competente, che, seguendo le istruzioni dell'EQ stesso, effettui le misure e ne riporti i risultati per la valutazione all'EQ. Questo principio e' la base del Comma, che e' poi il contenuto principale dell'Art. 77, ovvero la "delega di mansioni esecutive".

Vale la pena, per le implicazioni che questo articolo ha nella pratica operativa della RP, di soffermarsi su ciascuno dei punti del comma.

"Mansioni strettamente esecutive": cosa significa? non si menzionano esplicitamente nel Decreto, ma si puo' immaginare che si tratti di quelle attivita', non di natura intellettuale (valutazione di dose, verifica periodica dell'efficacia dei dispositivi, formazione, etc.), che hanno un contenuto PRATICO e che possono essere svolte da una persona che non ha il titolo di EQ. Quindi, di che cosa si tratta? essenzialmente, si tratta di misure radiometriche e di tutto cio' che e' necessario per effettuarle (posa dei dosimetri, prelievo di un campione, effettuazione di uno smear test, misura del rateo di dose, etc.). 

Si noti che questo Articolo sottointende un principio importante: l'EQ puo' essere sostituito in alcune specifiche funzioni, che hanno carattere ESECUTIVO, PRATICO, OPERATIVO, ma non nelle sue funzioni proprie, cioe' per esempio nella valutazione del rischio radiologico o delle dosi.

"siano affidate dal datore di lavoro": la delega di queste mansioni deve essere fatta dal Datore di Lavoro. Ovvero, non e' corretto, come spesso accade, che sia l'EQ stesso a definire che uno dei suoi collaboratori ha il compito, per esempio, di effettuare la misura del rateo di dose in un'area. La delega deve provenire dal Datore di Lavoro, che deve quindi fissare l'ambito delle mansioni del Personale sprovvisto del Titolo di EQ ("personale non provvisto dell'abilitazione di cui all'articolo 78").

"scelto d'intesa con l'esperto qualificato" il Comma specifica anche che la definizione della delega non puo' essere a carico del solo Datore di Lavoro: e' chiaro l'intento che la persona delegata abbia non solo le competenze esecutive, ma sia "persona di fiducia" dell'EQ stesso, che ne deve approvare la scelta e la nomina, e dirigerne le attivita'. Questo capoverso indica che la "lettera di delega delle mansioni strettamente esecutive, ai sensi dell'Art. 77", redatta dal Datore di Lavoro, deve contenere l'approvazione dell'EQ, in assenza della quale il dettato di Legge non e' rispettato.

"che operi secondo le direttive e sotto la responsabilità dell'esperto qualificato stesso" significa che il Delegato ex art. 77 deve svolgere le sue mansioni secondo le indicazioni specifiche dell'EQ , e sotto la sua responsabilita'. Cosa significa? innanzitutto significa che l'EQ deve esprimere chiaramente (preferibilmente per iscritto, aggiungiamo noi) le sue "direttive" al Delegato: ovvero, deve indicare al Delegato come svolgere le "mansioni esecutive" affinche' queste siano accettabili per l'EQ e ne rappresentino in un certo senso l'estensione del suo "braccio operativo".

Per intenderci meglio, vi sono diversi modi per eseguire uno smear test, anche seguendo con attenzione la relativa norma UNI o ISO. Lo smear test puo' essere fatto a secco, oppure ad umido, si possono usare solventi, o acqua, e nel calcolo dell'attivita' areica si possono usare determinati fattori conservativi oppure no. Ecco, questo genere di decisioni spettano all'EQ, il quale deve indicare al Delegato COME eseguire quella misura, esattamente come se fosse lui -in persona!- a realizzarla.

Questo gli consente di adempiere anche alla seconda parte del Comma, e cioe' di mantenere responsabilita' sulla misura radiometrica e sulla riferibilita' del suo risultato. Anche se e' il Delegato a compiere una misura secondo la propria competenza, questo non esclude affatto che sia l'EQ il responsabile finale della qualita' dell'informazione radiometrica, e quindi la sua "responsabilita'". Questo e' un punto importante: l'EQ deve fissare I criteri con cui il Delegato opera, ed e' implicitamente quindi opportuno che verifichi che le sue "direttive" siano seguite dal Delegato!

Appare chiaro, seguendo quanto abbiamo esposto, che la relazione fra l'EQ e il Delegato sia di tipo gerarchico: non e' possibile che l'EQ prenda "responsabilita'" per le misure che sono effettuate dal Delegato ex art.77 se questo non e' "obbligato" a seguire le sue "direttive", ovvero se le "direttive" sono determinate da altri soggetti.

La questione non e' lontana dalla pratica quotidiana, ed e' invece fonte di confusione, soprattutto a coloro che leggono questo Articolo con superficialita', senza capirne il significato complessivo, sviluppato sia nel comma 3, che nel successivo comma 5.

delegheFacciamo nuovamente un esempio pratico. In alcune strutture complesse, il numero e la varieta' delle sorgenti impone la presenza di uno (o piu') EQ, e di una serie di Delegati di RP ex Art. 77, che possono essere raggruppati sotto una struttura indicata come "Fisica Sanitaria" oppure "Radioprotezione Operativa". La questione si pone se l'EQ deve dirigere tale struttura oppure se, a seguito dell'esistenza dell'art. 77, tale struttura debba avere a capo una persona diversa dall'EQ.

Ora, e' chiaro a chiunque legga con attenzione l'Art. 77 comma 3 che tale apparecchiatura di delega ha senso solamente se l'EQ e' direttamente responsabile di tale servizio, ovvero se puo' garantire che la proprie "direttive" siano correttamente applicate, sotto la propria reponsabilita'. Se cosi' non fosse, ovvero se l'EQ dovesse interagire con il Capo di tale Servizio per poter garantire che i suoi Delegati operino secondo le sue "direttive", verrebbe a cadere il senso dell'Articolo e della Delega di Radioprotezione, cioe' l'estensione del "raggio di azione" dell'EQ.

Alcuni Servizi hanno, con un'abilita' tutta nazionale, dribblato questo problema ponendo a capo della Struttura una persona che ha il titolo di EQ, pur non essendo esplicitamente nominata dal Datore di Lavoro, ed intendendo in tale modo garantire che esista una comunicazione tecnica fra l'EQ nominato e l'EQ a Capo del Servizio.

Attenzione, questo modo di procedere non rispetta il dettato dell'Art.77 comma 3, che non menziona la competenza specifica, bensi' la presenza di specifiche "direttive" (ovvero di istruzioni operative) e la presa di "responsabilita'", il che comporta la DIREZIONE.

Si legga al proposito il chiarissimo capoverso finale della definizione del termine "Responsabilita'", nell'accezione aziendale, su WIKIPEDIA (http://it.wikipedia.org/wiki/Responsabilit%C3%A0): "Tale responsabilità, secondo un principio enunciato da Henri Fayol, non può essere disgiunta dalla necessaria autorità sulle persone del cui operato si risponde, sicché l'una implica l'altra; responsabile è, dunque, chi ha un ruolo di comando (non necessariamente manageriale)"! La "presa di responsabilita'" implica la catena di comando, e se l'EQ non ha comando sui Delegati ex Art. 77 non ne puo' prendere la responsabilita' del loro operato, e la delega non soddisfa quindi le condizioni fissate nell'Art. 77.

I Servizi a volte lamentano incertezze nell'applicazione dell'art. 77, in particolare lamentano l'interpretazione secondo cui l'EQ non potrebbe avere personale sotto la propria direzione, secondo quando detterebbe, secondo loro, il comma 5. Questo e' sbagliato! come vedremo piu' avanti, il significato di tale Comma non e' che "l'EQ non puo' essere un Dirigente dei Delegati ex Art. 77", bensi' che "l'EQ non puo' essere il Dirigente dell'attivita' produttiva che deve controllare", come e' ovvio, per evitare conflitti di interesse.

Un'altra questione importante riguarda CHI siano, in ambito aziendale, i soggetti delegabili. La lettura del Comma 3 suggerirebbe che la dipendenza gerarchica fra EQ e Delegati debba discendere da una dipendenza dei Delegati dallo stesso Datore di Lavoro. Ovvero, che non sarebbe possibile delegare una persona che non sia stabilmente legata all'Azienda stessa, poiche' l'EQ non ne potrebbe esercitare il comando.

L’annoso problema della “delega di funzioni” e' tornato alla ribalta grazie alla nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 32/0007198/MA001.A005 del 13/04/2015, con la quale il Ministero si è espresso in modo molto chiaro  riguardo alla interpretazione normativa.

Questa nota nasce da una richiesta di parere che e' stata formulata da diversi colleghi EQ, che hanno chiesto di chiarire quale sia la corrente di pensiero da seguire, fra le diverse opzioni esistenti nella comunità degli stessi EQ .

controlli radiometriciUna recente disposizione legislativa coinvolge l’EQ negli accertamenti radiometrici sui manufatti e semilavorati metallici di importazione extra UE, il D. Lgs. 100/2001 “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 20 febbraio 2009, n. 23, recante attuazione della direttiva 2006/117/Euratom, relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito - sorveglianza radiometrica su materiali o prodotti semilavorati  metallici. (G.U. n. 156 del 7.7.11)”.

Nel mese di dicembre 2014 molti quotidiani italiani hanno riportato la notizia dell’arresto di un Esperto Qualificato che, al Porto di Genova, avrebbe inviato un proprio Collaboratore, privo di titolo di EQ, ad effettuare le misure radiometriche, avendolo inoltre dotato dei richiesti moduli IRME 90 già firmati.

Una corrente di pensiero tra gli EQ ritiene che il Decreto Legislativo 100/2011 non richieda la nomina dell'EQ, e che lo stesso Decreto stabilisca solo che le certificazioni devono essere rilasciate da un EQ, senza pero' precisare se l’esecutore materiale delle misure debba essere lo stesso EQ o un suo collaboratore (diretto o meno).

Il D. Lgs. 100/2011 è un Decreto che modifica l’art. 157 del D. Lgs. 230/95 e ss.mm.ii., e quindi è ragionevole che una sua diretta emanazione ne comporti un allineamento logico.

Il D. Lgs. 100/2011 coinvolge (e coinvolgerà sempre di più) moltissime realtà aziendali e di supporto che operano nell’importazione di semilavorati metallici: frequentemente le aziende importatrici si affidano alle agenzie doganali che provvedono a svolgere tutte le necessarie operazioni burocratiche richieste per lo “sdoganamento” della merce. In funzione della Voce Doganale attribuita alla merce dovrà essere svolto anche il controllo radiometrico. In questo caso, l’agenzia doganale normalmente affida l’incarico a un qualsiasi EQ (senza nomina formale) il quale provvede ad effettuare le misure radiometriche e alla compilazione e firma del modulo IRME90  che attesta l'assenza di radioattivita' nella merce importata. E' chiaro che, visti i tempi delle pratiche di importazione, il controllo radiometrico e la certificazione devono essere realizzati in tempi brevissimi, per evitare che la merce stazioni (con i relativi costi) nei depositi doganali: in questi casi, un'ora fa la differenza.

L’attività giudiziaria sul caso specifico è in corso, ma il problema rimane aperto: le misure radiometriche compiute ai sensi del Decreto Legislativo 100/2011 devono essere effettuate SOLO da un EQ (di II o III grado), oppure possono essere delegate una persona terza (fermo restando la firma del certificato -ovvero la "presa di responsabilità"- da parte dell’EQ)?

La Nota del Ministero, anche se breve, chiarisce  che la persona delegata deve essere un Dipendente del soggetto obbligato, coerentemente con l'idea che l'EQ ne possa esercitare la direzione.

Il Ministero si è espresso ricordando che questo Collaboratore deve essere alle dipendenze del soggetto obbligato (Società importatrice) e non certo dell’Esperto Qualificato chiamato a svolgere mansioni di controllo radiometrico: cosi' ha fatto chiarezza  rispetto alla estesa abitudine  di alcuni EEQQ di delegare gli accertamenti e le misure radiometriche ai propri Collaboratori, sprovvisti di titolo.

Riassumendo, in una azienda soggetta alle disposizioni del D. Lgs. 230/95 e ss.mm.ii., è consentito che "mansioni strettamente esecutive" vengano svolte da persone non in possesso della qualifica di EQ , Delegati ex Art. 77, purchè:

-          Il Delegato sia scelto dal Datore di Lavoro d’intesa con l’Esperto Qualificato incaricato;

-          Il Delegato sia alle dirette dipendenze del Datore di lavoro;

-      Il Delegato operi secondo le Direttive dell'EQ, e ne sia alle dipendenze gerarchica, condizione necessaria affinché quest'ultimo ne prenda la responsabilità ( ovviamente, questo include anche che il Delegato sia stato opportunamente formato ed addestrato).

 

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COMMA 4

controlli radiometrici2Il Comma indica che l'EQ deve operare nelle condizioni di lavoro opportune: deve possedere "mezzi" (finanziari, umani, strutturali) ed accesso alle "informazioni" (accesso al sito, dati sulle apparecchiature, etc.) che gli sono indispensabili per svolgere le sue funzioni.

Il punto cruciale dell'applicazione di questo Comma e' la domanda: e se le condizioni non ci sono? ovvero, come si deve comportare l'EQ laddove riscontri, nella pratica, che i mezzi o le informazioni non sono sufficienti a svolgere il proprio compito?

Il Comma indica con chiarezza che si tratta di una responsabilita' del Datore di Lavoro, e quindi l'EQ si deve rivolgere al Datore di Lavoro, preferibilmente per iscritto, indicando lo specifico bisogno di mezzi o informazioni, e segnalando che, in assenza di questi, non puo' svolgere pienamente il proprio compito, per il quale la Legge prevede delle conseguenze amministrative, civili e penali.

Qualora il Datore di Lavoro non desse riscontro alle richieste dell'EQ, e qualora l'EQ si renda conto che in tali condizioni egli non puo' svolgere pienamente il proprio compito, e' opportuno che l'EQ rimetta il mandato.

Il Radioprotezionista e' un mestiere che permette a molti di noi di lavorare e di guadagnare, e questa e' una componente importante della vita di ciascuno di noi, che non si puo' sottovalutare. Pero', a differenza di altre professioni, il lavoro di Radioprotezionista contiene anche delle componenti morali di responsabilita' e di attenzione verso i lavoratori e collettivita': l'EQ ha, nella catena di sorveglianza della RP sul luogo di lavoro, un ruolo primario ed essenziale, e senza una sua attiva partecipazione -che si manifesta anche tramite il rispetto delle norme di legge e la non accettazione delle violazioni-, e' impossibile garantire una ampia e coerente protezione radiologica dei Lavoratori, della Popolazione e dell'Ambiente.

 

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COMMA 5

L'ultimo Comma dell'Art. 77 e' senza dubbio uno dei maggiormente soggetti ad errori di interpretazione, fra cui, il piu' comune, recita che "secondo l'art.77 l'EQ non puo' avere alla sue dipendenze alcun lavoratore".

Vediamo in dettaglio la struttura di questo articolo e la sua genesi, in modo da chiarire, speriamo definitivamente, che il significato e la finalita' del Comma 5 sono invece altre, e cioe' sancire la separazione fra la "catena produttiva" e la "catena di controllo".

Innanzitutto, vediamo da dove nasce questo comma.

Il D. Lgs. 230/95 e' il Decreto di recepimento della Direttiva Europea 96/29, la quale e' l'esito del "recepimento" in ambito europeo delle Raccomandazioni della IAEA, le BSS 115 del 1996.

Un particolare articolo della Direttiva 96/29 (Capo IV, "Tasks of member States in respect of protection of exposed workers", Art. 38, comma 4), stabilisce il principio secondo cui l'Autorita' di Sicurezza dello Stato Membro decide se e quando e' necessaria una Unita' di Radioprotezione interna separata dalle attivita' produttive ("A specialized radiation protection unit, distinct from production and operation units in the case of an internal unit, authorized to perform radiation protection tasks and provide specific advice shall be required for the installations which the competent authorities consider necessary").

Lo scopo di questa separazione nasce dall'intento di garantire l'assenza di "conflitto di interessi" nella valutazione del rischio radiologico: se io, come responsabile di un processo produttivo, sono il soggetto responsabile della velocita' del processo [e quindi della quantita' prodotta] e al tempo stesso della protezione radiologica dei miei lavoratori, potrei essere tentato di sottovalutare la protezione radiologica pur di incrementare la produttivita' nel mio ciclo produttivo.

Ecco quindi che il Legislatore italiano indica che la funzione dell'EQ, che e' il baluardo supremo della gestione radioprotezionistica nelle attivita' produttive, non puo' assunta dalla "persona fisica del datore di lavoro", "né dai dirigenti che eserciscono e dirigono l'attività disciplinata", cioe' i responsabili della produzione (industriale, medica, universitaria, di ricerca, etc.), ne' dai "responsabili del processo produttivo, né dai preposti che ad essa sovrintendono", cioe' tutti coloro che, nell'azienda, operano nella "linea di produzione", ed i controllori delle Autorita' Esterne (come le ASL o l'I.S.P.R.A.).

Ma l'EQ e' una figura che "soprintende alla produzione"?

NO, assolutamente no, l'EQ non soprintende alla produzione: il ruolo dell'EQ non e' quello di facilitare/soprintendere/assicurare la produzione, bensi' quello di garantire che avvenga seguendo tutti i criteri di protezione radiologica! l'EQ e', in un certo senso, antitetico alla produzione, ne rappresenta un fattore limitante, non incentivante! infine, strettamente parlando, l'EQ non soprintende l'attivita' lavorativa stessa, bensi' la protezione radiologica nel corso del processo produttivo, che e'  un processo ben diverso e distinto.

Questo comma e' erroneamente invocato da coloro che sostengono che l'EQ non puo' possedere personale a propria disposizione, e i Delegati ex Art. 77 devono essere alle dipendenze di un soggetto terzo, poiche' il comma 5 impedirebbe all'EQ di avere il ruolo di Dirigente. Niente di piu' erroneo! Il comma 5 indica che l'EQ non deve essere il Dirigente dell'attivita' lavorativa (cioe' non puo' essere il caporeparto, insomma!).

Ultima annotazione: e' evidente dalla genesi e dal contenuto del Comma 5 che l'EQ deve evitare tutti i possibili conflitti di interesse nell'esercizio della sua funzione di controllo. Un caso possibile di conflitto di interesse potrebbe essere rappresentato dalla Sorveglianza Fisica dei Lavoratori Esposti appartenenti all'Unita' di Radioprotezione, che dall'EQ dipendono gerarchicamente. In linea teorica, l'EQ e' Dirigente di tali Lavoratori e quindi non ne puo' assumere le funzioni di EQ.

Questa situazione e' stata risolta con facilita', assegnando la responsabilita' della Sorveglianza Fisica dei Delegati ex Art. 77 ad un altro EQ.

Ci sono esempi autorevoli di tale logica di lavoro in Italia, che sono stati verificati ed approvati dall'Autorita' di Controllo italiana, l'I.S.P.R.A., quindi tale approccio e' LEGALE, VALIDO ed ACCETTATO dall'Autorita' di Controllo nazionale.

 

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CONCLUSIONI

Abbiamo analizzato in dettaglio il dettato e il contenuto dell'Art.77 del D. Lgs. 230/95 e ss.mm.ii., anche alla luce delle più recenti interpretazioni esplicative del Ministero del Lavoro.

Questi sono i punti salienti della nostra analisi:

  1. il Datore di lavoro deve assegnare l'incarico di Radioprotezione ad un EQ
  2. Il Datore di Lavoro deve comunicare la nomina e l'accettazione dell'incarico di EQ all'Ispettorato Provinciale
  3. Il Datore di Lavoro, sentito l'EQ, puo' assegnare mansioni operative a persone che non hanno il titolo di EQ, ma queste devono eseguire le azioni secondo le indicazioni dell'EQ e da questo devono dipendere gerarchicamente. Tali Delegati devono far parte stabilmente dell'Azienda e non possono essere indicati dall'EQ
  4. il Datore di Lavoro deve mettere l'EQ nelle condizioni di svolgere il proprio compito, fornendogli mezzi ed informazioni opportuni e necessari
  5. l'EQ non puo' essere lo stesso Datore di Lavoro o un Dirigente dell'Attivita' produttiva, o una persona di un Organismo di Controllo, poiche' si potrebbe verificare un conflitto di interessi. L'EQ puo' avere personale a proprie dipendenze (ad esempio, i Delegati ex art. 77), ma in tal caso la sorveglianza fisica di tale Personale deve essere svolta da un secondo EQ nominato.

Dual use: il "duplice utilizzo"

Si è soliti attribuire ai tragici fatti statunitensi dell’11 settembre tutte le novità legislative legate alla sicurezza che hanno coinvolto la nostra quotidianità: non sono sempre “novità” ma semplicemente richiami precedenti che i media hanno riportato alla ribalta. 

Sono spesso regolamenti internazionali che per ovvi motivi di sicurezza vogliono coinvolgere molti Stati ma che vengono alla nostra conoscenza allorquando “limitano” la nostra libertà di movimento: ne sia un esempio l’impossibilità di portare a bordo di un aeromobile, come bagaglio a mano, confezioni di liquidi oltre i limiti ammessi oppure oggetti che potrebbero essere usati come armi di offesa: un "duplice uso" o più comunemente “DUAL USE”.

Ma “dual use” non è un termine nuovo o coniato in funzione dell’11 settembre, avendo origini ben più datate: questo termine si riferisce principalmente alla proliferazione delle armi nucleari e alle tecnologie che possono essere impiegate sia per scopi pacifici che militari.

TrigaReactorCoreLa legge italiana promulgata n. 1860 del 1962 ne riporta un titolo eloquente: “Impiego pacifico dell’energia nucleare” (e questa è già una implicita ammissione di possibile "duplice utilizzo").

Negli anni precedenti al 1960 -meglio conosciuti come gli anni della “guerra fredda”-, le superpotenze mondiali dell’epoca avevano speso miliardi di dollari per la supremazia spaziale che culminò con lo sbarco del primo uomo sulla luna (1969). Ma la sviluppata conoscenza della tecnologia missilistica utilizzata per la conquista dello spazio servì anche per applicarla ai missili intercontinentali equipaggiati di testate atomiche.

Le Nazioni Unite (ONU), nate immediatamente dopo le prime esplosioni atomiche (ottobre 1945), diedero vita nel luglio 1957 alla IAEA o Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, con lo scopo di impedire l’utilizzo dell’energia atomica per scopi militari a favore di un utilizzo pacifico: per questo impegno perseguito e spesso raggiunto, la IAEA nel 2005 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

Tra i compiti istituzionali della IAEA c’è anche quello di monitorare il rispetto del “Trattato di Non Proliferazione Nucleare” nei 189 (ad oggi) paesi firmatari dello stesso trattato attraverso l’utilizzo dei beni e delle tecnologie "dual use".

Recentemente, Iran e Corea del Nord (che non fanno parte dell’elenco dei paesi firmatari) hanno manifestato l’intenzione di costruire dei reattori nucleari per scopi pacifici (produzione di energia elettrica) ma lo stesso Materiale Radioattivo utilizzato per il funzionamento del reattore, con diverso grado di arricchimento può essere impiegato per la produzione di armi nucleari; lo stesso reattore può generare prodotti di attivazione (isotopi del plutonio) che possono anch’essi essere usati nelle armi nucleari.

Il regime della politica commerciale esistente nell’unione Europea è lo stesso per tutti i paesi aderenti e a ogni Stato è demandato il riconoscimento di una propria Autorità nazionale deputata al controllo della movimentazione dei beni "dual use", per evitare che imprese e Stato non siano a conoscenza della identità dell’utilizzatore finale o dell’impiego che si vuole o può fare dello stesso bene.

Il primo Regolamento comunitario (CE n. 1334/2000) che ha istituito un iniziale regime di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell’intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso è stato recepito in Italia con il Decreto Legislativo n. 96 del 9 aprile 2003 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2003 n. 102).

Quest’ultimo disposto legislativo contiene la lista ufficiale dei beni la cui esportazione è sottoposta ad autorizzazione: l’elenco dei beni citati è consultabile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (www.sviluppoeconomico.gov.it) .

L’elenco non si limita al solo Materiale Radioattivo fissile ma contiene una lista di prodotti finiti, semilavorati, componenti, macchinari inclusi i software, e tutte quelle tecnologie e servizi che possono essere impiegate sia in ambito civile che bellico.

Nel caso del Materiale Radioattivo fissile, i radionuclidi soggetti alla regolamentazione “dual use” sono chiaramente gli isotopi dell’Uranio e del Plutonio e sono meglio definiti ed identificati nella “Categoria 0 - Materiali nucleari, impianti ed apparecchiature” del regolamento CE/428/2009.

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Parere del Ministero del Lavoro su Art. 77

Capture01Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente emesso, il 13 Aprile 2015, un parere sull'applicazione del comma 3 dell'Art. 77 del D. Lgs. 230 e ss.mm.ii..

Potete scaricare il parere del Ministero cliccando qui pdf-icon, e potete leggere un commento all'Art. 77 nella sua interezza in questa pagina

La vita grama della LNT

Che la "Teoria Lineare senza Soglia" (LNT) vivesse una vita grama, criticata da tutti e vilipesa, e' noto da tempo.Il Dott. Muller nella "stanza delle mosche"

I nostri Professori di Radioprotezione ci hanno insegnato a turarci il naso e ad accettarla come "il meno peggio", ovvero come una soluzione semplice e pragmatica a un problema (troppo?) difficile. Il problema e' tuttora quello di riuscire a spiegare -in maniera semplice!- l'effetto biologico delle basse dosi di radiazioni.

Beh, facile non e', capirci qualcosa! infatti l'evidenza empirica che le radiazioni facciano male ad alte dosi non manca, come gli incidenti radiologici e nucleari, le irradiazioni accidentali, mediche e militari ci hanno mostrato negli anni.

C'e' l'evidenza che anche a basse dosi il rischio dell'incidenza di determinate malattie puo' aumentare (ma anche diminuire).

E infine ci sono nuove, appassionanti evidenze sperimentali che ci dicono che, alle basse dosi, quei meccanismi di interazione di base delle radiazioni che abbiamo dato per scontato per decenni (e cioe' che la radiazione colpisce in un punto e li' genera un danno - "single hit") vanno in crisi.

C'e' infatti -ad esempio- evidenza sperimentale che la radiazione puo' colpire qui, e poi il danno puo' verificarsi invece da un'altra parte, che non era stata interessata dall'interazione con la radiazione.

Oppure c'e' anche evidenza che, dopo l'esposizione alle radiazioni, apparentemente non si manifesti alcuna mutazione per una serie di di successive generazioni cellulari, e poi invece la mutazione si presenta inattesa ("come se si fosse trasportata l'"informazione" da una generazione cellulare alle seguenti, e non il danno cellulare stesso).

E infine c'e' sempre maggiore evidenza per l'ormesi, e cioe' per la circostanza sorprendente che una esposizione alle radiazioni potrebbe ridurre -anziche' aumentare- il rischio biologico dovuto all'esposizione alle radiazioni stesse.

Eppure, sulla LNT si e' costruito tutto il sistema di Radioprotezione mondiale, e vi si e' consolidato da decenni!

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Intervista al Prof. Jacopo Buongiorno

Abbiamo descritto in questo articolo il concetto di nuovo reattore sviluppato dal Prof. Jacopo Buongiorno presso MIT, negli USA.

Il Prof. BUONGIORNO ha concesso, in esclusiva a www.Radioprotezione.org, un'intervista che riportiamo qui di seguito.
Alcune delle domande sono state elaborate con la collaborazione degli Amici di UNICO-LAB, che salutiamo.

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JacopoProfessor Buongiorno, l'idea di un reattore nucleare galleggiante che il suo team sta sviluppando ha suscitato un certo clamore ed interesse nel mondo intero. Che cosa significa questo interesse, secondo Lei? l'opinione pubblica ha ancora bisogno di essere persuasa che esiste una tecnologia nucleare più sicura di quella attualmente esistente?

Credo di si'. L'esperienza di Fukushima ha mostrato che anche in presenza di incidenti severi e' necessario garantire che l'evacuazione prolungata della popolazione locale non avvenga, a prescindere dai livelli di dose, che comunque a Fukushima sappiamo essere bassi.

Quali sono le principali differenze fra il vostro progetto di reattore e quello russo?

Due differenze: primo, il nostro e' un reattore offshore, galleggiante in acqua abbastanza profonda (almeno 100 m), che elimina il pericolo associato agli tsunami; secondo, il nostro impianto e' una piattaforma del tipo spar, con il reattore sotto il livello dell'acqua (per mantenere raffreddamento passivo illimitato anche in caso di incidente) e un centro di massa molto basso, che aumenta la stabilita' idrodinamica della struttura. L'impianto russo e' di tipo chiatta ed attraccato alla costa.

Il vostro progetto di reattore sembrerebbe essere ispirato soprattutto dagli eventi a Fukushima: la protezione dagli tsunami (un evento naturale non così frequente!), il raffreddamento continuo del nocciolo anche in caso di perdita di termovettore, la riduzione dell'impatto radiologico sull'ambiente e la popolazione: non si tratta di un effetto "Fukushima al contrario", in cui i progettisti vogliono mostrare la capacità di affrontare solo i problemi specifici di Fukushima, senza però potere contemporaneamente affrontare tutta la varietà di altri eventi incidentali che non sono ancora avvenuti?

E non dimentichiamo la protezione dai terremoti, molto piu' frequenti degli tsunami. Da un punto di vista di tutti gli altri incidenti postulati il reattore ha un livello di sicurezza pari o superiore agli impianti di tipo AP1000, quindi elevatissimo. Ma un altro grande vantaggio del nostro design e' di tipo economico, cioe' la possibilita' di costruire l'impianto a basso costo ed in breve tempo in un cantiere navale. Il nucleare deve assolutamente diventare piu' economico per poter competere sul mercato globale con altre fonti energetiche, in particolare il gas naturale.

Questo progetto potrebbe dare il via a una filiera di centrali nucleari, assemblate in ambienti specializzati e successivamente trainate sino al loro "sito" di utilizzo, una tecnologia quindi possibile anche per quei Paesi la cui infrastruttura è oggi inadeguata per la costruzione di una ordinaria centrale nucleare terrestre?

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