RPO Radioprotezione Operativa

Le acque minerali radioattive

Le acque sgorgano sorgive dalle rocce e dal terreno e portano con se tutti o buona parte degli elementi che si trovano nel terreno stesso (http://www.emscuola.org/iti_lst/acqua/sorgive.htm). Tra questi, anche gli isotopi, dell'Uranio e dei suoi figli. E' quindi normale ritrovarli in diverse concentrazioni anche nelle acque minerali comunemente commercializzate. Nessuna adulterazione e nessun inquinamento radioattivo.

Infatti, fino agli anni '80 era normale ritrovare indicazioni di radioattività sulle etichette delle bottiglie di acqua minerale; ma dopo l'incidente di Chernobyl e la diffusa campagna di indagine svolta anche nei mercati italiani alla ricerca di cibi contaminati, ha suggerito ai reparti di marketing delle varie case che commercializzavano le acque minerali, di non riportare alcuna indicazione chimico-fisica se non quelle strettamente obbligatorie per disposizioni legislative.

La moda del tempo (anni '50 - 60) voleva far considerare addirittura utile alla salute la presenza della radioattività, tanto che sulle etichette si leggeva l'indicazione di "acqua debolmente radioattiva". Oggi non la leggiamo più, ma questo non significa che la radioattività sia scomparsa. 

Ai fini delle valutazioni di salubrità di queste acque e conseguentemente della salute pubblica, di maggiore importanza sono sicuramente le loro caratteristiche chimiche (anche valutando il contenuto radioisotopico) piuttosto che al calcolabile carico radiologico ricavabile dal coefficiente di ingestione riferito ai diversi radionuclidi e rapportato alla ultima Direttiva Acqua 2013/51 del 22 Ottobre 2013, (riportata sul nostro Sito) che imputa a carico di ogni singolo soggetto adulto un consumo annuo di acqua pari a 730 litri. Per ogni UM contenuta in una ’acqua minerale si determina un intake di circa 10 kBq e riferendosi al coefficiente di ingestione dell'’U-238 si ottiene una dose annuale impegnata di 0,45 mSv.

Di seguito si riportano alcune (antiche) etichette di acque minerali con le indicazioni citate. Alcune di queste etichette sono state gentilmente fornite dalla Signora Silvia GHEZZI che ne possiede una ricca ed interessante collezione.

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Pubblicata la "Direttiva Acqua" ("Water Directive")

acquaE' stata pubblicata, il giorno 7 Novembre 2013, la Direttiva 2013/51 del 22 Ottobre 2013, che "che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano".

La nuova Direttiva può essere scaricata, in formato .doc, .pdf e .htm e nelle 24 (meno una) lingue ufficiali dell'Unione, dal Sito del Giornale Ufficiale dell'Unione Europea.

Trovate anche la versione .pdf in lingua inglese qui pdf-icone in lingua italiana qui pdf-icon.

Le disposizioni della Direttiva sostituiscono quelle della Direttiva 98/83/CE per quanto riguarda i requisiti per la protezione sanitaria della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.

La Direttiva riguarda le acque destinate al consumo che non siano acque minerali naturali o acque medicinali, che sono invece soggette a regole specifiche stabilite dalla Direttiva 2009/54/CE e dalla direttiva 2001/83/CE.

Analogamente, anche il contenuto di radon, che è oggetto di una pubblicazione separata (raccomandazione 2001/928/Euratom, relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano per quanto riguarda il radon e i prodotti di decadimento del radon a vita lunga) deve rientrare nell’ambito di applicazione della Direttiva.

Nella Direttiva viene utilizzato un parametro di riferimento che è definto come "Dose Indicativa" (DI), che non è altro che la dose impegnata annuale dovuta all'ingestione dell'acqua in questione, considerando tutti i radionuclidi ivi presenti (art. 2, comma 3).

E' anche definito un cosiddetto "Valore di Parametro", che è la concetrazione al di sopra della quale è necessario che lo Stato Membro implementi un intervento o un'azione correttiva (art.2, comma 4).

Per intenderci, il "valore di parametro" definito per la concentrazione di radon e per il trizio è pari a 100 Bq/L, mentre per la Dose Indicativa è pari a 100 microSv. Si noti anche che sono sempre considerati giustificati, secondo la Direttiva, i provvedimenti correttivi al di sopra dei 1000 Bq/L di radon.

La Tabella dell'All. I non comprende ovviamente tutti i radionuclidi che si possono incontrare nella pratica: è chiaro però che l'indicazione della Dose Indicativa di 100 microSv consente di raffrontare la dose impegnata dovuta alla presenza eventuale di altri radionuclidi e quindi di decidere in merito ad un intervento. Il calcolo deve essere effettuato utilizzando un quantitativo di acqua ingerito annualmente pari a 730 L per gli adulti (ma non sono date indicazioni per i bambini: ci si può certamente riferire agli standard ICRP, ma questo rischia di generare una difformità nel calcolo fra diversi Paesi Membri -e diversi Paesi presentano concentrazioni di Uranio e di Radon assai importanti).

Interessante (e assai appropriato!) è l'obbligo imposto agli stati Membri, affinché le analisi siano effettuate da Laboratori Certificati: "Gli Stati membri provvedono affinché i laboratori in cui sono analizzati i campioni siano dotati di un sistema di controllo analitico di qualità posto sotto la sorveglianza di un’organizzazione esterna riconosciuta a tal fine dall’autorità competente " (art. 6, comma 3).

In Italia basterebbe l'applicazione, purtroppo mai avvenuta, dell'art. 107 del D. Lgs. 230/95 e ss.mm.ii.: si veda al proposito il bel lavoro di Gianfranco MINCHILLO negli Atti del Convegno AIRP 2013 di Palermo.

La data entro cui la Direttiva deve essere recepita nella legislazione nazionale è fissata al 28 Novembre 2015: considerata l'imminente pubblicazione della Nuova Direttiva di Radioprotezione (BSS), che avrà un periodo di implementazione analogo, è ragionevole pensare che la Direttiva 2013/51 possa essere integrata nel nuovo Decreto di recepimento della BSS.

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