Analisi dei rischi radiologici in incidenti ad apparecchiature contenenti Kr-85

Analisi dei rischi radiologici in incidenti ad apparecchiature contenenti  Kr-85

La scelta dell’installazione di uno strumento per la misura dello spessore, deve essere necessariamente orientata dalle caratteristiche del materiale da sottoporre ad esame ponderale e dalle capacità intrinseche dello strumento.
Tra le diverse tipologie di apparecchi disponibili sul mercato, alcuni risultano essere particolarmente affidabili per l’analisi gravimetrica e per determinati materiali ma non per questo di facile utilizzo.
Il riferimento è rivolto a quegli strumenti che sfruttano il principio fisico delle Radiazioni Ionizzanti e che quindi, sono soggetti ad una particolare e complessa normativa giuridica.


Possiamo distinguere tre tipologie di apparecchiature comunemente presenti sul mercato:
-    Sistemi a raggi X;
-    Sistemi a raggi beta (solido)
-    Sistema a raggi beta (gas)

I sistemi a raggi X sono dunque macchine radiogene, ossia che producono radiazione a seguito dell’accelerazione e l’urto di elettroni contro un bersaglio interno; ovviamente, questi apparecchi funzionano a corrente elettrica e quando questa viene a mancare la macchina radiogena è priva di qualsiasi caratteristica di pericolosità:
Le Radiazioni Ionizzanti prodotte (raggi X) hanno un’energia massima corrispondente a quella generalmente dichiarata dal costruttore ed è solitamente pari a 2-30 KeV ma l’energia media uscente ha valori molto variabili (1/3 – 2/3 dell’energia massima) e quindi l’affidabilità tecnica assoluta e nel tempo, di questo tipo di apparecchiatura suscita ancora molte perplessità.

L’apparecchio a raggi beta, utilizzante un materiale radioattivo solido, contiene in genere una decina di mCi di una sostanza radioattiva solida (solitamente Stronzio 90 [Sr-90]).
Le radiazioni ionizzanti emesse dal Materiale Radioattivo impiegato attraversano il materiale da analizzare e restituiscono la misura ponderale valutata.
Chiaramente, col passare del tempo e dipendentemente dal Materiale Radioattivo impiegato, la misura potrà essere meno efficace e si renderà perciò necessario sostituire la sorgente (decaduta).
Tuttavia il suo grado di precisione è sempre elevato.

L’apparecchio a raggi beta (gas) è identico, in sostanza, a quello descritto poco sopra, con l’unica differenza che il materiale radioattivo contenuto si presenta allo stato fisico gassoso (solitamente Kr-85).
La sostanza solida e quella gassosa differiscono per la potenziale pericolosità:
se a causa di un grave incidente, il materiale radioattivo solido fuoriuscisse dall’involucro che lo contiene, contaminerebbe il punto ove si va a depositare e questo punto, che può essere più o meno esteso, deve essere trattato successivamente in conseguenza del suo grado di contaminazione.
Se invece, ad essere coinvolta  in un grave incidente è una sorgente radioattiva gassosa, questa, una volta fuoriuscita dal suo involucro, indipendentemente dall’intensità dei moti convettivi presenti, si disperderà e diluirà nell’ambiente annullando praticamente la sua pericolosità iniziale.

doppia testa

Il Cripton
Il Cripton (o Cripto o Kripton, dal greco "nascosto"), simbolo chimico Kr, è un gas inerte o gas nobile che appartiene al gruppo 0 del sistema periodico degli elementi.  Ha numero atomico 36 e peso atomico 83,70; scoperto nel 1898 da Ramsay e Travers, fonde a –169 °C e bolle a –151,8 °C; la densità relativa all’aria è pari a 2,8 (il peso specifico in condizioni normali è di 3,7 gr/litro).

È presente nell’aria in piccole quantità; è incolore, inodore, insapore ed è poco solubile in acqua (3,57 cc in 100 g di acqua a 60° -  11,05 cc in 100 g di acqua a 0°).

La sua eccezionale inerzia chimica deriva, come per tutti i gas nobili, dalla particolare struttura elettronica esterna: questa per il kripton è 4(s2p6) e comprende dunque uno strato esterno di elettroni completo (otto elettroni nel caso specifico).

Tale caratteristica, comune per tutti i gas inerti,  impedisce che questi si combinino in normali condizioni con altri atomi per formare composti.

Esistono 6 forme isotopiche di Kr stabile (Kr 78 [0.4%] , 80 [2,3%], 82 [11,6%], 83 [11,6%], 84 [56,9%] e 86 [17,4%] – tra parentesi quadra l’abbondanza isotopica) mentre altre 19 sono radioattive; dal punto di vista delle applicazioni industriali e mediche il radioisotopo più importante è il Kr-85.

Il Kripton 85 (Kr-85: 36 protoni, 49 neutroni) è un radioisotopo che decade disintegrandosi ß- con emiperiodo di 10,76 anni (LERK) con formazione di rubidio 86 stabile.

Il diagramma di disintegrazione, mostra l’emissione di 2 particelle ß- con energie massime di 678 keV e 173 keV e percentuali di emissione rispettivamente di 99,563% e 0,437%; si nota anche l’emissione di una radiazione gamma con energia pari a 514 keV in concomitanza con la ß- da 173 keV, caratterizzata pertanto da bassa percentuale di emissione (0,43 %): ne deriva una costante specifica gamma assai contenuta (0,0023*10-18 Coulomb*m2/kg*sec*Bq pari a 0,0012 Roentgen*m2/h*Ci).

L’attività specifica è di 14,5 TBq/g  (392 Ci/g).

Il Kr-85 esiste allo stato naturale in tracce; la sua presenza è dovuta alla produzione naturale continua di questo radioisotopo per la reazione dei raggi cosmici sugli isotopi stabili del Kripton e per la fissione spontanea dell'Uranio naturale.

Dopo la liberazione di Kr-85 nell'atmosfera, questo radioelemento si disperde diluendosi su una vasta superficie.

Esposizione al cripton
L’esposizione dell’uomo al cripton 85 pone in essere pericoli limitati in relazione a due aspetti: il comportamento chimico del gas ed il tipo ed energia delle radiazioni emesse.

L'assorbimento di dose da parte dell’uomo avviene generalmente con due distinte modalità: esposizione esterna (per sommersione nel caso di gas radioattivo) ed esposizione interna (conseguente essenzialmente ad inalazione).

Per il cripton la pericolosità per esposizione interna è limitata in modo significativo dal comportamento chimico del gas: anche in seguito ad inalazione non si ha infatti formazione di composti di alcun tipo (non si hanno reazioni né con composti organici, né inorganici né con molecole biologiche) e la permanenza nel corpo è così legata solo alla possibile, ma modesta soluzione nei liquidi corporei.

La solubilità del cripton nei liquidi corporei segue la legge di Henry (NORWOOD 1975), secondo cui la quantità S di gas che si scioglie in un dato volume di liquido è proporzionale alla pressione p del gas nella fase gassosa sovrastante la soluzione:

S = K * p

La piccolissima pressione parziale di cripton che potrebbe determinarsi nei polmoni in seguito ad inalazione, unitamente alla scarsa solubilità determinano un assorbimento nei liquidi e di qui nei tessuti modestissimo; parimenti l’assorbimento cutaneo diretto (e successivamente in vari tessuti) è estremamente contenuto.

Quanto illustrato chiarisce come mai per questo specifico radionuclide – contrariamente a quanto accade in generale -  sia più grave l'esposizione esterna che quella interna; questo comportamento non è peraltro generalizzabile a tutti i gas nobili radioattivi: nel caso del radon 222 (o del radon 220) la disintegrazione alfa del radionuclide dà luogo a produzione in cascata di una serie di nuclidi figli a loro volta radioattivi (Po 218, Pb 214, Bi 214, Po 214, Pb 210, Bi 210, Po 210); l’immersione in atmosfera contenente radon, benché questo di per sé sia un gas inerte come il cripton e non venga pertanto direttamente assorbito nel corpo, determina nei polmoni la formazione dei figli (Po, Pb, Bi etc.) che manifestamente non sono gas nobili e, contrariamente al radionuclide padre, permangono dove sono stati generati determinando significativa esposizione interna.

Il secondo aspetto che rende l’esposizione al cripton 85 solo moderatamente pericolosa è costituito dal tipo di radiazioni emesse, che come noto sono quasi solo beta ed inoltre di energia medio-bassa (la loro capacità penetrante in materiale tessuto equivalente non raggiunge i 3 mm).

In generale un beta emettitore puro può rilasciare dose per esposizione esterna alla pelle ed al cristallino; nel caso del cripton le beta non giungono al cristallino che è posto ad una profondità di 3mm dietro alla superficie dell’occhio.

Non sorprende nel complesso il fatto che il cripton 85 venisse classificato in precedenza come radionuclide appartenente al quarto gruppo di radiotossicità (nuclidi a radiotossicità debole); è anche evidente come mai l’organo critico sia la cute, per sommersione in atmosfera contaminata.  

La valutazione della dose efficace complessivamente assorbita per sommersione in atmosfera di cripton può essere effettuata applicando la tabella IV.7 dell’allegato IV al D.Lgs 230/95 che contiene i valori dei coefficienti di dose efficace per unità di concentrazione integrata in aria riferiti ad individui adulti (lavoratori esposti o individui della popolazione).

Un interessante studio sull’esposizione a Kr-85 è stato condotto negli anni ‘70 da alcuni ricercatori del laboratorio di Oak Ridge negli Stati Uniti (Snyder, Dillman, Ford e Poston).

Questi hanno effettuato, anche con l’ausilio di complessi modelli di calcolo, la valutazione delle dosi assorbite ai

vari tessuti di una persona ipotizzata immersa in una nube di krypton-85 uniforme ed infinita, considerando sia la componente beta che la radiazione elettromagnetica (gamma ed X di frenamento delle beta); più in dettaglio sono state considerate le seguenti cinque componenti:
a)    Fotoni e raggi beta emessi in aria
b)    Bremsstrahlung in aria delle particelle beta
c)    Bremsstrahlung delle particelle beta che entrano nella pelle
d)    Fotoni e particelle beta nei tessuti corporei da gas assorbito
e)    Bremsstrahlung da particelle beta interne

I risultati dello studio, interessanti da un punto di vista qualitativo, sono presentati in tabella 5 che riporta le dosi equivalenti totali annue ai diversi organi per una persona immersa per un intero anno in una concentrazione costante e continua di un microcurie di Kr-85 per m3 di aria.                   

È quantitativamente evidente come la pelle riceva una dose nettamente superiore a quella degli altri organi.

È stata anche considerata la dose agli organi interni nel caso ipotetico di un lavoratore esposto per tempi molto prolungati (svariati anni) al kr-85: anche in questo caso verrebbero assorbiti valori di dose 100 volte inferiori alla dose pelle corrispondente.


Utilizzi
Il principale uso industriale delle sorgenti di cripton 85 riguarda le misure di spessori di lastre metalliche, fogli di carta e plastica etc; a questo si affianca un’ampia serie di altri utilizzi che risultano però poco significativi dal punto di vista dell’analisi del rischio radiologico o per l’esiguità delle sorgenti impiegate o per la particolarità del singolo utilizzo confinato in settori assai specifici. Senza la pretesa di fornire un elenco esaustivo si ricordano i seguenti usi:

  • impiego in scaricatori di tensione (piccoli manufatti simili a bottoni  e contenenti 50 kBq [1,2 uCi] di gas) per la protezione di complesse apparecchiature elettriche ad alte tensioni;
  • uso in apparecchiature autoilluminanti (il gas radioattivo è presente in un apparecchio/materiale insieme a dei fosfori che vengono attivati dalle radiazioni ionizzanti ed emettono luce senza bisogno di sorgente elettrica esterna). Per tale applicazione normalmente si utilizza il Trizio (H-3) ma il Kr-85 costituisce una alternativa a volte adottata, con sorgenti radioattive da 1-8 GBq (25-200 mCi);
  • uso come tracciante (controlli non distruttivi) per verificare la presenza di difetti costruttivi e/o di assemblaggio di parti meccaniche, o per testare la ventilazione, le miscele, i flussi o la tenuta di pressione di particolari apparecchiature e macchine, o ancora per misure di temperatura;
  • uso come tracciante per studiare la permeabilità e la porosità degli strati geologici;
  • uso come tracciante nella ricerca medico-biologica per visualizzare l’apparato respiratorio o per studiare la permeabilità della pelle, o infine in particolari esami medico diagnostici;
  • impiego in lampade a scarica di uso domestico.

Si esaminano qui con maggior dettaglio gli impieghi del cripton 85 relativi alle misure di spessore.

Testa di msiuraGli apparecchi di misura dello spessore a trasmissione sono costituiti da 2 blocchi posti su due facce opposte di una superficie di indagine: un blocco emettitore che contiene la sorgente radioattiva ed un blocco ricevitore contenente un rivelatore generalmente del tipo a camera a ionizzazione.

La distanza intercorrente (GAP) che separa i due blocchi può variare secondo i materiali da analizzare (12 - 16 mm).

La testa di misura è posizionata su una piattaforma che consente un movimento di traslazione dello strumento sulla larghezza del materiale da analizzare; per una migliore analisi, alcuni sistemi sono configurati con due strumenti identici sulla medesima piattaforma.

Il principio sfruttato dai dispositivi di misura della grammatura a radionuclidi - che tipicamente utilizzano sorgenti di Kr-85 o Sr-90 - , è il fenomeno di assorbimento di radiazioni beta in funzione dello spessore e della densità del materiale attraversato: le particelle emesse dalla sorgente, dopo aver attraversato il materiale, vengono raccolte dal ricevitore generando un segnale elettrico per la successiva catena di elaborazione; la relazione tra conteggi del rivelatore e il valore di grammatura ovvero di spessore viene fornita mediante una opportuna curva di taratura.

Le prestazioni dell’apparecchio sono funzione del valore di attività della sorgente; le sorgenti di Kr-85 normalmente impiegate, che hanno attività fino a circa  37 GBq (un Curie), consentono si ottenere un campo di misura compreso tra 5 e 100 mg/cm2, con un’accuratezza superiore a 0,2 g/mq (0,2 %), una ripetibilità percentuale di 0,15 e una risoluzione percentuale di 0,1.

La sicurezza dell’apparecchio è garantita sia dalla geometria di irraggiamento, limitata da otturatori, da schermi e dalla struttura stessa dell’apparecchiatura, sia dalle caratteristiche di resistenza delle sorgenti impiegate.

Ogni sorgente radioattiva commercializzata deve essere stata precedentemente classificata ai fini ISO: una tipica sorgente di Kr-85 da 400 mCi normalmente utilizzata in questo tipo di strumenti di misura, ha classificazione ISO C.43232 e vuol dire che ha resistito alle seguenti prove:
•    temperatura: per 1 ora a 400° C e 20 minuti  a -40° C, shock termico da 400° C a 20° C.;
•    pressione: 25 kPa assoluti;
•    impatto di un grave da 50 gr da 1 metro;
•    vibrazione: per 30 minuti a 25/50 Hz ;
•    urto: 1 gr. determinato da un’asta, a terminale sferico del diametro di 3 mm., fatta cadere sulla parte più debole della sorgente da 1 m. di altezza.


Incidenti ed interventi
Possiamo distinguere gli incidenti ad apparecchiature con sorgente di cripton in due tipologie:
•    incidente senza rottura della capsula
•    incidente con rottura del sigillo e fuoriuscita del gas radioattivo.

Il primo caso ha luogo quando per cause accidentali la sorgente non rientra nella propria sede schermata (portasorgente), tuttavia non si produce perdita di materiale radioattivo.

In queste condizioni la sorgente continua ad irraggiare l’ambiente circostante, creando un campo di radiazioni (facilmente rilevabile e quantizzabile con idonea strumentazione di misura per radiazioni beta/gamma) finché non venga collocata in idonei pozzetti schermanti  ovvero venga fatta rientrare nel portasorgente.

Le cautele da adottare sono assai semplici e comprendono la caratterizzazione e delimitazione del campo, la messa in sicurezza della sorgente (schermatura) contesutalmente all’attuazione delle usuali procedure di protezione in caso di esposizione esterna (limitazione della dose combinando i fattori distanza, tempo, schermature).

A titolo indicativo, considerando una sorgente da 400 mCi (14,8 GBq) completamente fuoriuscita ed in totale assenza di schermature e/o ostacoli, l’intensità di kerma in aria che si misurerebbe ad un metro dalla sorgente è di circa 4 uGy/h (pari ad una intensità di esposizione di 0,48 mR/h); un operatore o soccorritore che si espone alle radiazioni ed impiega 5 minuti per mettere in sicurezza la sorgente collocandola in un pozzetto mediante l’utilizzo di una telepinza manuale lunga un metro assorbe circa 0,4 uSv (0,04 mRem): questa dose è del tutto trascurabile dal punto di vista radioprotezionistico, e risulta all’incirca pari ad un trentesimo della dose che giornalmente ciascuno di noi inevitabilmente assorbe per cause naturali (raggi cosmici, radiazione terrestre, radionuclidi naturali nel corpo umano etc.).

Le indicazioni per il personale di soccorso possono essere sintetizzate in:
•    evacuazione e delimitazione di una zona di alcuni metri intorno alla sorgente
•    controllo della situazione radiologica
•    eventuale messa in sicurezza della sorgente

capsula AEAIl secondo caso ha luogo quando a causa di sollecitazioni accidentali, gravi ed impreviste (ad esempio un incendio) si rompe la capsula che contiene il cripton ed il gas fuoriesce disperdendosi in poco tempo nell’ambiente circostante.

Il rischio per i lavoratori ed il personale di soccorso che interviene è costituito principalmente dall’irradiazione della cute, mentre il danno (rilascio di dose) connesso all’eventuale introduzione del gas nell’apparato respiratorio, per le motivazioni già esposte, è  assai modesto (la dose equivalente al polmone è circa 60 volte inferiore rispetto a quella alla pelle, inoltre non si ha assorbimento del gas - e conseguente contaminazione interna - da parte dell’organismo). Fortunatamente, essendo il radioisotopo in forma gassosa, non esiste nessun rischio di contaminazione radioattiva dell’ambiente nella forma di polvere o particolato disciolto o aerotrasportato, né si ha formazione di composti radioattivi attesa la particolare inerzia chimica del cripton.

Se si verifica una rottura fisica nel sistema di ritenzione del gas Kr-85, seguirà un rilascio dello stesso elemento radioattivo che può essere avvertito attraverso uso di idonea strumentazione di rilevamento delle radiazioni.

Nell'evento accidentale di un rilascio di krypton-85 in un ambiente lavorativo confinato (stanza, laboratorio, capannone etc.), le procedure di emergenza si possono fondamentalmente riassumere in:

EVACUARE IL LOCALE E VENTILARLO.

Per quanto riguarda una valutazione della dose, si consideri la rottura di una capsula contenente 14,8 GBq (400 mCi) di Kr-85 e si supponga una dispersione in un piccolo locale di lavoro con dimensioni in pianta di 3X3 metri; ipotizzando una concentrazione uniforme del kripton fino ad un’altezza di 2 metri (completa sommersione di un operatore presente), la permanenza per 5 minuti nella nube di kripton che si è generata dà luogo ad una dose valutabile con l’applicazione della tabella IV-7 dell’allegato 4 al D.Lgs. 230/95 come segue:

Concentrazione del gas: Co = 14,8 * 109 / (3x3x2) = 8,2 * 108 (Bq/m3)
Dose efficace per unità di concentrazione integrata in aria: Fo = 2,2*10-11 (Sv*g-1 /Bq*m-3)
Dose efficace per permanenza di t giorni:  Co * Fo * t
Dose efficace per permanenza di 5’ = 8,2 * 108 *2,2*10-11* 5/1440 = 62,6 uSv (6,26 mRem)

Tale dose, che risulta circa 150 volte superiore a quella calcolata per il caso precedente, può certamente considerarsi “contenuta” da un punto di vista radioprotezionistico: essa è infatti oltre trecento volte inferiore al limite previsto per i soccorritori ed il personale di intervento (20 mSv)  ed oltre quindici volte inferiore al limite per la popolazione (1 mSv).


Incendio e kripton
Il fatto che una materia sia radioattiva non influisce sulle sue caratteristiche fisico-chimiche generali ed in particolare sul suo comportamento in occasione dell’innalzamento anormale della temperatura che si verifica nell’incendio: in questo caso la materia a seconda della sua forma fisica iniziale – solida, liquida o gassosa, - subirà trasformazioni quali fusione, ebollizione, sublimazione, pirolisi,  con formazione di prodotti di combustione radioattivi sotto forma di scorie, ceneri, polveri, aerosol, vapori o gas.

Questi prodotti della combustione sono più frazionati e meno densi della materia da cui hanno avuto origine, ed è più facile la loro dispersione.

Ne consegue che, non avendo luogo modificazione alle caratteristiche di radioattività della sostanza, in caso di incendio facilmente si sparge contaminazione nell’ambiente e diventa più difficile il controllo del rischio radiologico;  l’incendio dunque in generale aggrava in modo considerevole l’incidente in presenza di radioattività.

Se tuttavia il radioisotopo coinvolto è il kripton, atteso lo stato fisico e la particolare inerzia chimica del gas, l’incendio non assume la funzione di veicolo della contaminazione radioattiva: esso in questo caso è “soltanto” una delle possibili cause di perdita dell’integrità del sigillo.

Peraltro nel caso di diffusione di cripton ricordando che la via di esposizione critica è la sommersione (e non l’inalazione) non risulta essenziale, ai fini dell’intervento, l’adozione di dispositivi di protezione individuale per l’apparato respiratorio (autorespiratori).

A seguito di un incendio di notevoli dimensioni, è necessario tener conto di alcune considerazioni:

  1. la resistenza della sorgente sigillata è certificata ed entro un certo margine di tempo non si verifica alcun rilascio di materiale radioattivo;
  2. L’elevata temperatura che si verrebbe a determinare a seguito dell’incendio impedirebbe comunque e a chiunque l’avvicinamento alla sorgente radioattiva;
  3. In qualsiasi caso, anche se si rendesse necessario operare in prossimità di una zona ove è posizionata una sorgente radioattiva di Kr-85 coinvolta in un incendio, una distanza di alcuni metri è già sufficiente a garantire un’esposizione ridotta, né esistono specifici rischi di esposizione interna anche in assenza di DPI per l’apparato respiratorio;
  4. In caso di rottura della sorgente radioattiva di Kr-85 coinvolta in un incendio e considerando i moti convettivi che si creano nel luogo del sinistro, il gas radioattivo riscaldato dal calore dell’incendio seguirebbe il destino dei gas e fumi di combustione confluendo nell’ambiente esterno; di qui il gas continuerebbe a diluirsi per gradiente di concentrazione fino a disperdersi completamente;
  5. Un sistema di ventilazione comprendente una linea di estrazione senza ricircolo con bocchette poste a quota inferiore ad un metro, che sia in grado di assicurare un rapido ricambio dell’aria nell’ambiente in cui è usata la sorgente, può essere certamente utile in caso di rilascio di cripton in assenza di incendio; tuttavia l’utilità di un tale sistema rischia di essere fortemente compromessa in caso di incendio;
  6. Può essere meno pericolosa una capsula rotta con gas radioattivo rapidamente rilasciato in ambiente e diluito a concentrazioni trascurabili, piuttosto che una capsula ancora integra, fuoriuscita dal portasorgente, che continua ad irraggiare sino a quando non viene posta in sicurezza da personale specializzato.


Conclusioni
Fig5Nell’ambito dei numerosissimi radioisotopi che trovano impiego nell’industria o nella medicina, il kripton 85 si annovera tra i meno preoccupanti dal punto di vista della sicurezza radioprotezionistica, sia in situazioni ordinarie che di incidente; ciò è vero anche nel caso dell’evento incendio, che per il cripton si configura come possibile causa di perdita di integrità della sorgente, ma non pone in essere specifici rischi di esposizione interna o di contaminazione dell’ambiente.

In generale la prima precauzione da prendere in caso di incidente che può coinvolgere una sorgente radioattiva di Kr-85 è quella di sgombrare tempestivamente il locale e ventilarlo, per accedere successivamente con idonea strumentazione di misura, accertare le reali condizioni della situazione in essere (eventuale perdita di integrità della capsula con fuoriuscita di gas, dispersione del gas nell’ambiente esterno, sorgente integra ma non schermata) ed attuare le eventuali misure che si rendono necessarie.

A titolo preventivo è certamente utile che il personale di intervento conosca con esattezza il reale posizionamento delle sorgenti radioattive all’interno dello stabilimento o attività lavorativa; a tal fine si ritiene opportuno che sia sempre disponibile una planimetria con l’aggiornamento numerico, quantitativo e tipologico delle sorgenti presenti.

L’installazione di sistemi automatici di spegnimento nel caso specifico del Kr-85 contribuisce in modo parziale al miglioramento della sicurezza: se il sistema previene la rottura della capsula impedendo il coinvolgimento della stessa nell’incendio produce un beneficio, ma se l’intervento dell’impianto ha luogo dopo la fuoriuscita del cripton non si ottiene alcuna mitigazione della rilevanza radiologica dell’evento.

Ciò non è in alcun modo generalizzabile al caso di sostanze radioattive diverse dal cripton.


Bibliografia
•    E.PianeseF.Cioce - “Attenti al Kripton-85: nuove norme per ridurre il pericolo- radiazioni” - Antincendio, ottobre 2002
•    Enciclopedia Mondatori delle Scienze – Vol.2 – pag 320.
•    International Atomic Energy Agency - Recommendations for the Safe Use and Regulation of Radiation Sources in Industry, Medicine, Research and Teaching – Safety Series n° 102 – Vienna 1990.
•    Perry’s Chemical Engineers’ Handbook – seventh edition
•    Silvestroni - Fondamenti di Chimica – 1990 Veschi. Roma
•    G.F. Knoll Radiation Detection and Measurement
•    D.Lgs 241/00
•    Organisation Mondiale De La Santè – Critères d’hygiène de l’environnement 25 - Quelques radionucléides – Genève 1987.
•    Daniel A. Gollnick – Basic Radiation Protection Technology – Pacific radiation Corporation 1994
•    G. Moncada Lo Giudice, A. De Lieto Vollaro - Illuminotecnica. 1996 Messore Edit. Esa
•    E.Pianese – E. Ragno “L’esposizione fisiologica alle radiazioni ionizzanti” Antincendio novembre 1997
•    E.Pianese – Metrologia delle radiazioni ionizzanti – Antincendio, gennaio 1999
•    E.Pianese – La protezione dei soccorritori contro le radiazioni ionizzanti – Antincendio, giugno 1999

 

Potete scaricare l'articolo integrale pubblicato sulla rivista "ANTINCENDIO" cliccando qui pdf-icon (versione a bassa risoluzione, 2 MByte) oppure qui pdf-icon(versione ad alta risoluzione, 28 MByte).