Riparte il nucleare Giapponese

E' notizia di pochi giorni fa (11 Aprile 2014), che il Governo Giapponese ha deciso di approvare un nuovo piano energetico nazionale, principalmente incentrato sulla riapertura di alcune delle 48 centrali nucleari fermate dopo gli eventi dell'11 Marzo 2011 [6].
Questa scelta non è sorprendente, per chi si occupa (anche) di tematiche energetiche, come noi radioprotezionisti, e cerchiamo di capirne meglio le ragioni.

Consumo energetico e sviluppo del PILIl diagramma qui a sinistra [13] riporta il consumo energetico giapponese (in rosso) e lo sviluppo del PIL (in blu) negli ultimi cinquant'anni.

Nel 2011, prima del terremoto, il fabbisogno energetico complessivo del Giappone si stimava intorno ai 500 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (477 Mtep, [2]): per confronto, il fabbisogno energetico italiano -popolazione inferiore alla metà di quella Giapponese- era pari a 163 Mtep (nel 2012, [7]), e quello mondiale pari a 13113 Mtep (nel 2012, [3]).

Il Giappone era, nel 2011, il primo importatore mondiale di gas naturale, con 122 Gm3 -miliardi di m3!- importati (l'Italia il terzo, con circa 70 Gm3, poco meno della Germania!); era il secondo importatore mondiale di carbone, dopo la Cina, con 184 Mt importate (l'Italia era al nono posto, con 24 Mt); ed era anche il terzo importatore mondiale di petrolio, dopo stati Uniti e Cina, con 177 Mt importate (l'Italia era al settimo posto, con 77 Mt) [3].

Consumi elettrici

Da questi dati si può quindi immaginare le motivazioni che hanno spinto quel Paese, privo di ingenti risorse naturali proprie, ad indirizzarsi -da decenni- verso una diversificazione energetica che comprendesse, come parte rilevante delle sorgenti nazionali di energia, anche l'energia nucleare. Di questa, il Giappone, nel 2011, era infatti divenuto il sesto produttore mondiale per energia elettrica generata, il terzo per potenza elettrica installata, generando circa il 10% del proprio fabbisogno energetico complessivo (valore peraltro simile alla produzione per via idroelettrica!).

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Il Giappone, con i suoi consumi e la sua crescita impressionante, è solo lo specchio dell'andamento delle richieste energetiche del mondo intero, almeno di quello occidentale, ed è molto significativo dare un'occhiata all'andamento (dati disponibili: dal 1973 al 2011) delle richieste mondiali: vi è un aumento sistematico ed inarrestato del consumo di tutte le sorgenti di energia, petrolio, carbone e gas naturale, così come del consumo di energia elettrica [3].

Non è quindi affatto sorprendente, oggi, dopo tre anni di decisioni dettate più dal desiderio di tranquillizzare (o orientare!) l'opinione pubblica, assistere alla decisione del Governo Giapponese di riattivare le centrali nucleari.

Il Giappone ha faticato non poco, in questi tre anni, per mantenere uno stile di vita dei cittadini consono con quello a cui si erano abituati negli anni precedenti, stimolando il risparmio energetico, l'abbassamento dei livelli dei consumi in estate (minore uso dei condizionatori!), l'utilizzo di nuovi apparecchi con migliore efficienza energetica. Nel contempo, la chiusura delle centrali nucleari ha anche comportato un'impennata nella combustione di combustibili fossili e nelle quantità di CO2 rilasciate in ambiente, rendendo molto difficile il raggiungimento degli obbiettivi di protezione ambientale che il Giappone si era prefisso.

Ed è proprio questa constatazione che ci fa riflettere sulla importante funzione della sorgente elettro-nucleare nel bilancio energetico di un Paese industrializzato: si può fare a meno di una fonte che fornisce una parte rilevante del fabbisogno energetico complessivo, come avrebbe deciso di fare anche la Germania, riuscendo contemporaneamente a mantenere inalterati gli obiettivi di riduzione della CO2 e la crescita industriale e sociale?

In questi tre anni, produrre energia elettrica in Giappone senza C02 e senza centrali nucleari è stato come tirare la proverbiale coperta, che è sempre stata troppo corta!

Le condizioni mondiali, a riguardo del cambiamento climatico e della protezione dell'ambiente, non sono rosee [8]: le emissioni di gas serra stanno crescendo come non mai (sono cresciute del dopppio nel decennio 2000-2010 rispetto ai valori 1990-2000), a dispetto delle (molto pubblicizzate!) politiche di riduzione mondiale, e solo con uno sforzo impegnativo, nei prossimi 15 anni, sarà possibile raggiungere gli obbiettivi di protezione che sono stati fissati [8].

Anche a prescindere dalle previsioni apocalittiche di inondazioni e maree che potrebbero seguire il previsto innalzamento di alcuni gradi della temperatura media del pianeta e dal conseguente scioglimento dei ghiacci, è inevitabile che il problema dell'approvvigionamento energetico si riproporrà con sempre maggiore vigore, non solo per i Paesi più avanzati (peraltro molto restii a perseguire politiche energetiche innovative e "costose"), ma soprattutto per quel manipolo di Paesi emergenti, come Cina e India, che nei prossimi decenni raggiongeranno un tasso di sviluppo e di richieste energetiche inaudito, cambiando la geografia mondiale delle richieste (e dell'offerta) di energia.

Un possibile scenario di sviluppo mondiale delle politiche energetiche in cui le centrali nucleari attuali non siano più sostituite a fine vita e non ne vengano costruite di nuove comporterebbe un incremento di costi di mitigazione delle concentrazioni di CO2 stimabile fra il 7 e 14 %, secondo l'"Environmental panel on climate change" [9], un organismo intergovernativo delle Nazioni Unite composto da UNEP e WHO, di cui fanno parte migliaia di scienziati mondiali.

Le conlusioni del Gruppo di Lavoro WGIII, che ha operato per quattro anni al fine di studiare la mitigazione dei cambiamenti climatici [10], sono disponibili a questo indirizzo: interessante il commento sul ruolo dell'energia nucleare nella politica di cambiamento climatico mondiale, che ci piace riportare per esteso qui di seguito [12].

"The implementation of climate change mitigation policies increases the competiveness of nuclear energy technologies relative to other technology options that emit GHG emissions (See 7.11, Nicholson et al., 2011).


The choice of nuclear reactor technologies and fuel cycles will affect the potential risks associated with an expanded global response of nuclear energy in addressing climate change.

Nuclear power has been in use for several decades. With low levels of lifecycle GHG emissions (see Section 7.8.1), nuclear power contributes to emissions reduction today and potentially in the future.

Continued use and expansion of nuclear energy worldwide as a response to climate change mitigation require greater efforts to address the safety, economics, uranium utilization, waste management, and proliferation concerns of nuclear energy use (IPCC, 2007, Chapter 4; GEA, 2012).

Research and development of the next‐generation nuclear energy system, beyond the evolutionary LWRs, is being undertaken through national and international efforts (GIF, 2009).

New fuel cycles and reactor technologies are under investigation in an effort to address the concerns of nuclear energy use.

Further information concerning resources, costs, risks and co‐benefits, deployment
barriers, and policy aspects can be found in sections 7.4.3, 7.8.2, 7.9, 7.10, and 7.12."

In conclusione, è importante comprendere che la definizione di una politica energetica nazionale che sia insieme rispettosa dell'ambiente e delle necessità di sviluppo di un intero Paese, è un processo delicato, che richiede un'attenta valutazione di diversi parametri, non solo di natura economica, ma anche sociali, di salute pubblica, di opportunità lavorativa, di sviluppo di tecnologia, etc..

In questa valutazione, essenziale per ottenere il consenso e il sostegno della popolazione, non si può prescindere dal ruolo che l'energia nucleare, unitamente alle altre fonti energetiche, ha -ed avrà in futuro- nel paniere energetico dei Paesi industrializzati e in via di sviluppo.

La scelta di un un rapido "phase out" dall'energia nucleare, compiuta da alcuni Paesi -fra cui la Germania- forse soprattutto a causa della pressione dei mass media dopo l'incidente di Fukushima, si potrebbe dimostrare, nel giro di qualche anno, inefficace, demagogica e dannosa per quegli stessi Paesi, cioé, in ultima analisi, per il benessere individuale e sociale di tutti i cittadini.

 

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Riferimenti

1. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3b/Electricity_Production_in_Japan.svg

 

2. http://en.wikipedia.org/wiki/Energy_in_Japan

3. http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/KeyWorld2013_FINAL_WEB.pdf  pdf-icon

4. http://static.sif.it/SIF/resources/public/files/LibroBianco.pdf pdf-icon

5. http://www.iea.org/

6. http://www.nytimes.com/2014/04/12/world/asia/japan-new-energy-strategy-approved.html?emc=edit_tnt_20140411&nlid=63226161&tntemail0=y&_r=0 pdf-icon

7. http://www.qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/audizione%20Gse.pdf pdf-icon

8. http://www.nytimes.com/2014/04/14/science/earth/un-climate-panel-warns-speedier-action-is-needed-to-avert-disaster.html?emc=edit_th_20140414&nl=todaysheadlines&nlid=63226161&_r=0

9. http://report.mitigation2014.org/spm/ipcc_wg3_ar5_summary-for-policymakers_approved.pdf pdf-icon

10. http://mitigation2014.org/ 

11. http://mitigation2014.org/report/final-draft/ 

12. http://report.mitigation2014.org/drafts/final-draft-postplenary/ipcc_wg3_ar5_final-draft_postplenary_chapter7.pdf pdf-icon

13. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c6/Japan_energy_%26_GDP.png pdf-icon

 

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