Ambiente per la Sanità o Sanità per l’Ambiente? - un contributo di Carlo BRINI

Riportiamo qui di seguito un gradito contributo del Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Veterinario, nel quale egli suggerisce un'iniziativa di controllo spontaneo della radioattività in ambiente, attraverso la dotazione di opportune apparecchiature di misura alle AASSLL sul territorio.

L'idea di disporre di rivelatori è una buona idea: dà ai cittadini una maggiore sensibilità della radiazione naturale; ad esempio in Giappone si sono costituiti gruppi di cittadini che hanno acquistato strumentazione (anche di laboratorio!) -in quei casi soprattutto sull'onda della diffidenza verso le strutture governative!- e svolgono misure radiometriche confermative indipendenti.

Il vero problema, in questi e simili casi non è effettuare la misura, ma è garantire che la misura sia corretta e il suo valore abbia un senso e sia riferibile metrologicamente.

Chiunque può leggere il valore riportato su uno strumento, ma NON chiunque può

  1. operare lo strumento in modo corretto (se si misura contaminazione alfa a cinque centimetri da una superficie non si rileva mai nulla! se si usa un radiametro per misurare valori molto bassi di contaminazione non si rileva nulla!)
  2. assicurare che il valore letto sia rappresentativo della grandezza che si misura
  3. comprendere e spiegare il significato della misura stessa, magari applicandole l'incertezza di misura adeguata
  4. garantire che lo strumento funzioni e CONTINUI a funzionare correttamente, anche attraverso l'uso di sorgenti radioattive di riferimento, di controlli di corretto funzionamento, e di una catena di taratura e/o di riferibilità metrologica.

Tutto questo è possibile solo con l'ausilio di Specialisti, con la FORMAZIONE del Personale e con lo studio.

L'idea andrebbe approfondita, e potrebbe dare origine ad un'interessante iniziativa di collaborazione.

NOTA EDITORIALE: gli argomenti contenuti negli articoli pubblicati su www.Radioprotezione.org da altri Autori non corrispondono necessariamente con le opinioni o la posizione del Comitato di Redazione di www.Radioprotezione.org.

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APICOLTURA AMBIENTE E SALUTE 3
Biella, 13-14 dicembre 2013
Tavola Rotonda – Intervento del Dr. Carlo Brini
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Ambiente per la Sanità o Sanità per l’Ambiente?

Anticipo che la domanda espressa nel titolo dell’intervento è concettualmente sbagliata.

Nonostante ciò viene periodicamente riproposta da personaggi più o meno illustri, che non sembrano considerare le realtà sociali e politiche italiane; vediamo perché.

Oggi va di moda parlare di Salute globale, “One Health” e di Medicina unica “One Medicine”, cioè che non esista un confine tra la medicina umana e quella veterinaria, per intervenire sul Mondo “One World”.
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Anche questa affermazione mi sembra discutibile, visto che la statunitense National Academy propone un libro dal titolo” MEDICINA AMBIENTALE: Integrare un elemento mancante nell’Educazione in Medicina”(*).

Si tratta di un tomo di circa 900 pagine, ma si sa, gli anglosassoni sono grafomani.

Quindi, se viene data per scontata questa lacuna, come rimediare? Come potrebbe avvenire questo cambiamento? E’ indispensabile una nuova legge? Periodicamente viene invocata l’emissione di una norma che: “… finalmente riuscisse a definire la sinergia ambiente-salute attraverso l’interazione delle istituzioni ambientali con quelle sanitarie….” (**)

La mia tesi è che anche se venisse promulgata una legge di riordino delle competenze sanitarie e ambientali, la situazione non potrebbe che peggiorare.

Nel nostro Paese esiste un vincolo culturale ineludibile, quasi un dogma, che blocca i cambiamenti necessari per rispondere alle sempre nuove sfide siano esse sanitarie o ambientali: si lavora per Servizi, non per Funzioni!

Con questo approccio si moltiplicano Servizi, Strutture, opportunità di carriera, ma non si entra in sinergia altro che con il proprio stipendio.

Un altro sgradevole argomento a favore della mia tesi è che la riforma federalista della Sanità ha creato 21 Servizi Sanitari regionali o Provinciali, diversamente regolamentati, strutturati e finanziati, che stanno evolvendo ognuno per conto proprio.

Come il disastro di Chernobyl ha dimostrato, l’inquinamento ambientale non conosce confini, mentre le risposte a eventi che coinvolgano più Enti, anche della stessa Regione, stanno diventando sempre più difficili da gestire, come il focolaio di influenza aviaria 2013 a Modena, dove sono intervenuti dei Veterinari militari. Allora, che fare?

Credere ai messaggi istituzionali di Ministeri e Sindacati? Dare per scontata la catastrofe imminente, e cadere in depressione? Chiedersi: è giusto continuare a fare attività inutili, che non garantiscono la nostra salute e quella di congiunti, figli, amici e pubblico?

area-fao-tonno-pesceSalvo che per chi è affetto dalla Sindrome 4N (***) l’ultima domanda rappresenta il punto di svolta, la spinta ad analizzare scientificamente la situazione e lo stimolo a decidere che indirizzo prendere, per reagire.

L’unico vero cambiamento parte dall’individuo, utilizzando gli strumenti già disponibili, cioè la propria cultura professionale.

Non mi sembra difficile individuare tematiche ambientali specifiche, dato che i Veterinari, siano essi Dipendenti o Libero professionisti, hanno – in senso lato – come “pazienti” animali vivi, i loro prodotti e sottoprodotti e, come “clienti” dei cittadini, mentre lo scopo finale delle attività, la mission, come si dice oggi, è la Salute umana, mantenuta e difesa attraverso atti medici professionali, a partire dall’anamnesi : qual è il rumore di fondo del territorio sul quale poggiamo materialmente i piedi? quali e quanti xenobiotici sono presenti? chi deve segnalare e chiedere all’ARPA o IZS di fare quali analisi, su che matrice e dove?; passando per la diagnosi: gli esiti degli esami di laboratorio indicano/confermano che il dato è causa o effetto dell’inquinamento ambientale? sono rispettati o no i limiti massimi accettabili di inquinanti per la tutela della salute umana, animale e ambientale?; terapia: interventi sull’alimentazione, farmacologici, macellazione, soppressione, abbattimento d’imperio (stamping out); seguito clinico (follow up – in emergenza: fase di ritorno alla normalità).

E in base a quali leggi, compiti istituzionali, competenze si dovrebbe fare tutto ciò, con che preparazione? Con quali mezzi? Vediamo qualche suggerimento.

Ognuno deve sforzarsi per capire quello che sta succedendo intorno a lui/lei, interessandosi ad argomenti come la presenza di xenobiotici nell’ambiente, che non rientrano nelle competenze, ma che rappresentano dei rischi per la propria e altrui salute.

Un esempio pratico di controllo straordinario della realtà ambientale a basso costo? Dotare il personale dei servizi territoriali dei Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL di contatori geiger. Tutti i giorni dell’anno questo personale esegue controlli e sopralluoghi programmati e non nel territorio di competenza, non sarebbe un aggravio di lavoro portare con sé un dispositivo che segnali eventuali anomalie radiometriche; si avrebbero informazioni a basso costo e si tutelerebbe la salute degli operatori e degli utenti. Nel caso di riscontri positivi interverrebbero ARPA e Vigili del Fuoco.

mirtilliDato che esistono solo esperti di fatti già accaduti, la preziosa memoria storica di ogni Operatore territoriale sarebbe poi valorizzata nel confronto intra e interprofessionale con Operatori di altri Enti e Servizi.

Un altro aspetto fondamentale è imparare a dire ciò che va detto: “vogliamo fare attività utili, per garantire la nostra salute e quella di congiunti, figli, amici e pubblico”. Ricordiamoci che i fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo (****)

Se non viene esplicitato materialmente, un concetto non esiste, perché chi potrebbe diventare un nostro alleato non lo sa.

Farsi le giuste domande, analizzare la situazione, elaborare delle scelte operative, proporle e imparare a confrontarsi con il resto della Società è fondamentale, impegnativo e gratificante, perché ci mette in pace con la nostra coscienza e soprattutto, è professionale.

 

 

 


Note


(*) “ENVIRONMENTAL MEDICINE Integrating a Missing Element into Medical Education”
Andrew M.Pope and David P.Rall, Editors; Committee on Curriculum Development in Environmental Medicine, Division of Health Promotion and Disease Prevention - Institute of Medicine National Academy Press- National Academy of Sciences
http://books.nap.edu/catalog.php?record_id=4795

L’Accademia Nazionale delle Scienze USA (National Academy of Sciences – NAS) è un insieme di società
scientifiche private e senza scopo di lucro, di altissimo livello: National Academy of Engineering, Institute of Medicine, National Research Council. I membri sono eminenti studiosi e hanno l’incarico di fornire pareri obiettivi indipendenti alla Nazione, riguardanti argomenti scientifici e tecnologici.


(**) Dall’intervista con G. .Assennato, Direttore generale ARPA Puglia e Presidente Assoarpa
L’Espresso,28/11/2013, pag 42

(***) Nessuno me l’ha comunicato!
Non è scritto sulla Gazzetta Ufficiale
Non è di competenza
Non mi interessa, perché sono un Veterinario/Medico/Tecnico….

(****) Facts do not cease to exist because they are ignored. Aldous Huxley, Proper Studies

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